Marco dixit

Marco dixit Curiosità e spunti sulla lingua italiana

09/01/2026

Mi ha attaccato un pi******to. Qual è l’origine di questa parola?

C’entrano davvero le pistole?
Pi******to significa discorsone lungo, noioso e spesso moraleggiante.
Un rimprovero, una paternale fatta di parole - tante parole.

L’origine è più curiosa: viene da epistola.
Magari quelle epistole dell’antichità, spesso morali o filosofiche, lunghe e piene di insegnamenti.

Col tempo epistola ha perso la e iniziale, diventando pìstola, e da lì nasce il diminutivo ironico pi******to: il discorsetto morale, pesante però come una lettera antica…

Quando qualcuno ti fa un pi******to, quindi, ti sta riversando addosso consigli non richiesti, proprio come in una vecchia epistola moraleggiante. Niente armi. Solo parole. E tu?

Hai mai fatto un pi******to a qualcuno… o te ne hanno mai fatto uno?

06/01/2026

Una parola... nascosta tra gli stracci.

Usiamo scrutare per dire “osservare attentamente”, “esaminare con cura”. Scrutiamo l’orizzonte, un volto, un dettaglio che vogliamo capire meglio.

Ma qual è l’origine di questa parola?

Scrutare viene dal latino scrutari, che significava “cercare minuziosamente, frugare, indagare”. A sua volta deriva da scruta, che in latino significa stracci, cenci.

Questo verbo ci ricorda quindi l’atto di rovistare tra gli stracci, cercando qualcosa. Da quel gesto materiale - frugare, spulciare, cercare - nasce il significato figurato: quando scruti con lo sguardo, stai metaforicamente “rovistando” nella realtà, tentando di scoprire ciò che non è subito visibile.

Dagli stracci agli sguardi.

Scrutare. Usi pesso questa parola?

02/01/2026

Conosci la storia di questa parola?

Passeggiando sulla spiaggia mi è venuta in mente una parola: rena. Rena significa sabbia: la rena di fiume, la rena di mare.

Rena è una variante di arena, e entrambe risalgono al latino arēna, che significava proprio sabbia.

Ed è per questo che nell’antichità gli anfiteatri si chiamavano arene: lo spazio centrale era cosparso di sabbia. Da qui il significato che conosciamo oggi di arena come luogo di spettacolo, di gara, di eventi.

Una nota linguistica
Secondo alcuni dizionari (es. Treccani e Gabrielli) rena è una variante aferetica di arena (cioè una forma che ha perso la vocale iniziale: arena - rena). Il De Mauro spiega invece il passaggio come rianalisi dell’articolo (l’arena → la rena).

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Piccolo album dell’anno appena concluso!Tante le cose che sono successe in questo 2025, ho avuto la possibilità di conos...
31/12/2025

Piccolo album dell’anno appena concluso!

Tante le cose che sono successe in questo 2025, ho avuto la possibilità di conoscere tante persone, visitare città bellissime, portare in scena spettacoli e tenere conferenze e parlare a tante persone. Ho imparato un sacco di cose, studiato e comunicato, divulgato e imparato ancora.

Spero di riuscire a proseguire in questo solco anche l’anno prossimo, perché forse, per la prima volta nella vita, ho avuto l’impressione che si impegnandosi davvero è possibile arrivare da qualche parte.

Un paio di note personali, sempre con l’idea che possano essere d’aiuto a chi ha gli stessi problemi o difficoltà. Chi mi segue sa che ho superato la paura degli aerei, che mi impediva di volare e di viaggiare. Con un po’ di impegno, di convinzione e di fortuna, ora non è più un problema.
Ma ciò che non ho mai comunicato è che, ormai da 365 giorni, ho smesso di fumare. Dopo anni di vizio, un anno fa ho deciso di smettere. Ho preso una data simbolica, facile da ricordare (il 31 dicembre) e ho deciso che sarebbe stato l’ultimo giorno di fumo. Sulle prime è stato difficile, ma a seguito di un primo periodo, tutto è migliorato e il percorso si è fatto sempre meno impegnativo. Non so cosa succederà in futuro, ma spero di proseguire su questa strada, sempre con l’obiettivo di migliorare e migliorarsi.

Scrivo questo non per motivare o ispirare, ma per fornire una testimonianza in prima persona… che è anche il mio augurio per voi tutti: si può fare. O perlomeno vale la pena provare.

Buon 2026, pieno di belle parole, bei pensieri, e felici tentativi.

E come sempre, siate curiosi e siate gentili.

M

29/12/2025

Come si chiamano quei piatti buonissimi, golosi e fatti con amore?

C’è una parola perfetta per descriverli: manicaretto.
Il manicaretto è una pietanza appetitosa, succulenta, cucinata a regola d’arte.

Una parola che sembra nata apposta per i piatti della nonna.

Ma la sua origine è ancora più curiosa.
Manicaretto deriva da un verbo antico, manicare, che significava semplicemente “mangiare”.
Il manicare era dunque “il mangiare”, inteso come cosa buona da mangiare.

Il manicaretto non è altro che il diminutivo: una sorta di “mangiarino”, detto con affetto.

Quando diciamo “che manicaretto!” non descriviamo solo il cibo, ma anche il piacere e la cura con cui è stato preparato.

Una parola golosa che parla di golosità.
Tu la usi spesso?

27/12/2025

Le opere non raccontano solo storie in musica, ma custodiscono parole straordinarie. Lasciandomi ispirare dalle opere liriche, nasce Parole all’opera: una rubrica per scoprire la vita segreta delle parole partendo dalle opere in cartellone al Teatro Regio di Torino.

Oggi la parola è smaniglio, e l’opera è La Cenerentola di Gioachino Rossini, in scena al Regio dal 20 al 27 gennaio 2026.

Una fiaba senza magie, dove la celebre scarpetta scompare e al suo posto compare un oggetto meno noto ma fondamentale: un bracciale, anzi, uno smaniglio. Smaniglio – variante maschile di smaniglia - nei dizionari indica infatti un bracciale o più genericamente un gioiello; l’etimologia rimanda allo spagnolo
manilla, “bracciale”, da cui anche la nostra “maniglia”.

Nel libretto rossiniano questo oggetto diventa il fulcro del riconoscimento: Cenerentola ne indossa due, identici. Uno lo tiene con sé, l’altro lo affida al principe come indizio: sarà proprio lo smaniglio gemello a rivelare la sua identità.
Così, attraverso un piccolo gioiello al posto della scarpetta, Rossini e Ferretti reinventano la fiaba donandole una nuova luce.
Perché a volte una parola basta a cambiare una storia.

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23/12/2025

Hai mai sentito questa parola?
È un aggettivo poco usato ma perfetto per descrivere qualcosa di strano, bizzarro, stravagante, fuori dagli schemi... e questa parola è FALOTICO.

Un personaggio falotico in un film di fantascienza.
Un abbigliamento falotico del compagno di banco.
Un’idea falotica nata da una mente troppo creativa.

E, per i più esigentiesiste anche il sostantivo: faloticheria, sinonimo di stranezza, bizzarria o stravaganza.

Una parola originale per situazioni… decisamente fuori dal comune.
La conoscevi?

15/12/2025

In tabaccheria, una signora compra tre Gratta e Vinci e dice: “Mi raccomando, mi dia quelli vincenti!”
Dietro di lei, in fila, penso a una parola che usiamo ogni giorno: forse.

Forse è l’avverbio dell’incertezza, del dubbio, della possibilità. Viene dal latino forsit, composto da fors (“sorte”) e sit (“che sia”).

Letteralmente: “che sia il destino”.
Ogni volta che diciamo forse, stiamo lasciando che il caso decida per noi: in qualche modo è liberatorio!.
Una parola semplice, ma con dentro tutto il peso – e la leggerezza – delle possibilità.
E la signora? Ha vinto?
Forse.

10/12/2025

Impariamo o riscopriamo una parola che porta con sé l’idea di qualcosa da respingere. Può indicare disonore, menzogna, discriminazioni… ma anche ciò che è così brutto da ferire il senso estetico.

La parola è obbrobrio!

Deriva dal latino opprobrĭum, “oltraggio”, derivato di probrum, “rimprovero, azione vergognosa”.

Lo Zingarelli la annovera tra le parole da salvare, e io sono d’accordo: certe parole, ancorché piuttosto forti, servono a dire le cose come stanno.

La conoscevi?

05/12/2025

Perché si dice “tergiversare”?
Usiamo tergiversare quando qualcuno temporeggia, elude una risposta, sfugge a una decisione.

Ma l’origine della parola è molto più concreta.
Tergiversare viene dal latino tergiversāri, composto da tergum (“schiena, spalle”) e versāre (“voltare”). Letteralmente: voltare le spalle.

Chi tergiversa non affronta il problema, ma ci gira intorno o si allontana, proprio come chi si volta dall’altra parte.

Una parola precisa, elegante dall’origine curiosa e assai concreta.

La usi spesso anche tu?

03/12/2025

È più buono il panettone o il pandoro?

Un dibattito infinito… ma forse un esempio perfetto di batracomiomachia.

La parola viene dal greco batrakos (rana), mys (topo) e machē (battaglia).

È il titolo di un poemetto attribuito (forse ironicamente) a Omero, che racconta la guerra tra rane e topi.

Un conflitto assurdo e buffo, risolto in un giorno grazie all’intervento di Zeus e dei granchi.

Per antonomasia, batracomiomachia è diventata la metafora di ogni lite inutile, sproporzionata, su questioni futili.

Quindi prima di litigare per il dolce natalizio più buono, pensa alle rane, ai topi… e ai granchi.
(E comunque vince il panettone.)

01/12/2025

Quiz delle parole difficili, rare o desuete: metti alla prova il tuo vocabolario!

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Turin

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