13/09/2018
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introduzione e note di
NICOLA VENANZI
A mia madre Giovanna
per la sensibilità e la misura
che dopo l’ultimo dei giorni
mi ha lasciato in dono.
A mio padre Eutizio
del quale io fanciullo
ho seguito pazienza e tenacia
per quanto potei conoscere.
Un viaggio nel tempo che ho fermato affidando ai miei ritratti passioni e sogni, alla ricerca di un mondo ideale.
Momenti di entusiasmo e di sconforto, di ansia e di calma, dai quali nascono le opere di questa raccolta, testimonianza della mia vita.
Domenico Chiodo
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INTRODUZIONE
Alla perizia tecnica, alla abilità del tratto, all’impiego sapiente del colore, al dosaggio del chiaroscuro Domenico Chiodo congiunge l’accurato studio psicologico dei soggetti ritratti. Essi trasmettono all’osservatore, con straordinaria immediatezza, i moti interiori, riflettendo sui volti il complesso mondo della coscienza. Occhi socchiusi, sguardi vòlti lontano, sorrisi contenuti, n**o di corpi lievemente ombrati, chiome fluenti hanno un non comune potere di coinvolgimento sull’animo di chi contempla. Il loro silenzio diventa, a un tratto, misteriosamente comunicativo.
Bellezza, grazia, candore si dispongono a trasmetterci un messaggio di riposante serenità.
A conferma di quanto andiamo affermando, accenneremo brevemente a qualcuno dei ritratti del catalogo.
In Marina si coglie un momento di pensosa concentrazione nella fissità dello sguardo, negli occhi smarriti, nell’atmosfera sospesa che alita intorno; nel candore della pelle di Eleonora, nei capelli fluenti con pieghe sinuose, nel volto luminoso, c’è un senso di pacatezza nascosta.
Claire nella compostezza degli occhi abbassati, nelle labbra serrate ci comunica un momento di mistica concentrazione dell’anima; Bo Derek esprime nel potere espressivo dello sguardo la ricchezza dello spirito; Sandra, nella sua vivacità, nei capelli ribelli che incorniciano il viso, nelle mani che giocano con la collana del collo, ci partecipa il gaio messaggio della giovinezza; Vera ci rivela la sua bellezza in un gioco di ombre e di luci; la incidenza della luce da sinistra avviva alcune parti del volto, lasciando gli occhi e la parte destra di esso in una suggestiva penombra.
Giuliana presenta, con modestia e discrezione, la sua rara bellezza, diffondendo intorno candore e semplicità; Barbara nello sguardo penetrante cela il mistero dei suoi pensieri ed evidenzia una decisa consapevolezza di sé.
Anche nei ritratti di argomento sacro Chiodo rivela uno studio attento e sottile delle motivazioni interiori. La Madonna addolorata nel suo volto contratto esprime tutta la sua umana sofferenza, gli occhi imploranti invocano aiuto dal cielo.
Il Cristo, redimito di spine, ha negli occhi incredulità e delusione, ma nel cuore disposizione ad accettare il dolore come mezzo di purificazione e di ascesa. Prevalgono nel dipinto le tonalità scure, rotte solo, in alto a destra, da un bagliore di sole che sembra annunciare che quel dramma di morte si risolverà in un’alba di vita.
Sia il Cristo col manto, sia il Cristo col fanciullo sono interpretazioni felici di momenti della vita del Redentore. Nella prima il suo sguardo è vòlto lontano ad intravedere per l’uomo una certezza di felicità, nella seconda l’abbraccio al fanciullo sottolinea con naturalezza la sua predilezione per le creature semplici e innocenti. In quest’ultima il volto del Cristo è una effusione di luce, segno visibile dell’appagamento dell’anima.
Questa l’arte di Domenico Chiodo praticata nei momenti felici della sua vita. Opere di pregio, frutto della sua passione sincera, del suo impegno generoso, del suo amore illimitato per l’arte.
Nicola Venanzi