25/01/2025
IL POLIGRAFO |
«...qui aspetto la parola della definitiva riabilitazione e della ritardata liberazione! E qui si interrompe il filo della mia narrazione, un piccolissimo e insignificante
granello nella serie della triste e terribile, grande e attuale tragedia ebraica»
(Eugenio Lipschitz).
Con le parole tratte da “Vite nell’ombra. Storie di ebrei stranieri in provincia di Padova (1933-1945)” in occasione della Giornata della Memoria vi proponiamo un percorso di lettura dal nostro catalogo, affinché questo giorno sia occasione per ricordare e riflettere:
Vite nell’ombra. Storie di ebrei stranieri in provincia di Padova (1933-1945)
di Antonio Spinelli
Attraverso la storia e le storie degli ebrei stranieri presenti in provincia di Padova, di quelle “vite sospese” che, oltre a rappresentare una presenza costante nella società italiana degli anni Trenta, furono una parte considerevole delle persone internate dal fascismo durante il secondo conflitto mondiale, si possono comprendere
a fondo tempi, temi e decisioni di un regime che appellava gli ebrei come elementi indesiderabili, infidi e pericolosi.
Chi erano veramente quegli ebrei stranieri? Quale fu il loro rapporto con Padova e la sua provincia? Quale fu il loro destino?
Per saperne di più: https://www.poligrafo.it/vite-nellombra
Annarosa non muore
di Giovanni Melanco (Alfredo)
L’otto settembre del 1943 Alfredo ha 19 anni, Annarosa 17. La guerra di liberazione li unisce, diventano amici, si capiscono e si aiutano con grande senso di ammirazione e di fiducia l’uno per l’altra. Entrambi sono dei “puri”, come Orso, Severino Bianchet di Valmorel, altro protagonista del libro, comandante della Brigata Fulmine. La storia di tre ragazzi fra i tanti che la guerra, nell’autunno del ‘43, porterà tra le montagne del Veneto – che separano la provincia di Belluno da quella di Treviso – a combattere tra le fila dell’insurrezione partigiana. Non eroi leggendari, ma giovani spinti nelle loro azioni dall’unico desiderio di restaurare giustizia e democrazia.
Per saperne di più: https://www.poligrafo.it/annarosa-non-muore
Veza Canetti. Autodafé di un amore
di Gianfranco Longo
In un dialogo sulle stagioni e sui mesi della vita, sulla storia tra Vienna, Londra e Zurigo, malgrado le separazioni e la Shoah, si giunge a un epicentro dove la scrittura si srotola in una finissima tessitura timbricotonale, suggellata da un pathos travolgente, di rara forza emotiva, dove anche l’autore incontra Veza ed Elias Canetti e ne rende, con profonda vocazione, un indimenticabile omaggio storico, letterario e artistico.
Per saperne di più: https://www.poligrafo.it/veza-canetti
Tracce di memoria. Dall’università a Mauthausen
di Franco Busetto
È proprio nella descrizione delle condizioni di vita disumane del lager che è possibile rintracciare il “cuore” dell’opera: la sobria e rigorosa esposizione dei fatti – il regolamento, le parole-chiave fondamentali per la sopravvivenza, le torture, le camere a gas e i forni crematori, ma soprattutto il deliberato tentativo di annientare la personalità dei prigionieri – accompagna il lettore nella realtà di un orrore vissuto in prima persona. Da qui l’invito dello stesso Autore – reso ancora più stringente dai recenti tentativi revisionisti volti a cancellare la nostra memoria storica – a riflettere sulle parole di Primo Levi: «è avvenuto, può accadere di nuovo».
Per saperne di più: https://www.poligrafo.it/tracce-di-memoria
Dall’orrore alla speranza. La Shoah nelle scuole tra storia e memoria
di Franco Busetto
Esiste la storia, con i suoi fatti incontrovertibili e con le sue interpretazioni, ma esiste anche un modo particolare di intrecciare la storia e le memorie che la compongono. Un problema didattico come quello legato alla trasmissione della memoria della Shoah si traduce in una questione ricca di implicazioni etiche, culturali e politiche. Introdurre nella normale attività didattica un tema così complesso è compito non facile, eppure necessario, specialmente in una realtà caratterizzata dall’insogenza di vecchi e nuovi razzismi e fondamentalismi su scala mondiale. Raccontare Auschwitz rappresenta per la scuola una “scommessa educativa”, argomento di apprendimento, ma soprattutto strumento di formazione etica e civile.
Per saperne di più: https://www.poligrafo.it/dall%E2%80%99orrore-alla-speranza