Casa editrice indipendente, plurale e democratica. Napoli. Orthotes, casa editrice indipendente, plurale e democratica. Questa è l’"e-videnza" dell’ente.
Si occupa prevalentemente di saggistica filosofica, considerando il "filosofico" nella sua accezione più semplice e caratteristica, e cioè come uso del sapere a vantaggio degli esseri umani, donne e uomini. La casa editrice opera nella convinzione che ogni lavoro culturale ben sviluppato e argomentato sia un lavoro filosofico, inerisca esso alle scienze teoretiche (filosofia, critica, analisi), a
quelle pratiche (etica, politica, società), o poietiche (arti musicali, figurative, tecniche). In funzione di questi principi operativi Orthotes definisce il proprio orientamento, indipendente e non programmatico, cercando di volgere lo sguardo verso la "retta direzione" di un sapere che rischiara e illumina perché di se stesso insegna l'uso. Tutto dipende dalla orthotes, dalla correttezza dello sguardo. In virtù di questa correttezza, il vedere e il conoscere diventano retti, cosicché alla fine si rivolgono direttamente all’idea suprema e si fissano in questa "direzione". Così dirigendosi l’apprensione si conforma a ciò che deve essere veduto. Per effetto di questo adeguarsi dell’apprensione in quanto idein all’idea, si costituisce una omoiosis, una concordanza del conoscere con la cosa stessa. In questo modo dal primato dell’idea e dell’idein sull’aletheia nasce un mutamento dell’essenza della verità. Martin Heidegger, Dell'essenza della verità
13/01/2026
La filosofia di Spinoza è uno dei tentativi più radicali di costituire un'ontologia pura: una sola sostanza per tutti gli attributi, infiniti modi di essere per ciascun attributo. Ma, sostiene Deleuze, questo complesso edificio filosofico non è riducibile a un programma teorico: occorre «entrare dentro Spinoza», cogliendo la Sostanza come un piano d'immanenza in cui si trovano anime, corpi, individualità, senza alcuna dimensione teorica trascendente.
Da questa ontologia deriva un'etica intesa come scienza pratica dei modi di essere, studio dei «costumi» e dunque vera e propria etologia. L'Etica della prova e della sperimentazione, che si oppone a una Morale delle leggi e dei giudizi, costituisce il tema di questo libro: un tema in cui i piani si intersecano, dove i ritmi hanno significato costruttivo.
Scrittori, poeti, musicisti, artisti o gli stessi lettori occasionali potranno qui scoprirsi spinoziani ancor più del filosofo professionista. Le pagine di Deleuze dimostrano infatti che, se Spinoza è pensatore straordinariamente raffinato nei suoi apparati concettuali, vi è in lui anche un impulso segreto, un brivido di stupore che rende possibile una «lettura affettiva» dei suoi testi, insegnando al filosofo a divenire non filosofo e, a tutti, a seguire quelle passioni e quei «costumi» che la filosofia suscita.
12/01/2026
«Mi immaginavo di arrivare alle spalle di un autore e di fargli fare un figlio, che fosse suo e tuttavia fosse mostruoso». Le monografie di storia della filosofia firmate da Deleuze esprimono il desiderio di far dire a un determinato autore, con le sue stesse parole, ciò che non ha mai espresso in modo esplicito, ossia quello che il suo testo prepara senza dichiarare. Così, la ripetizione del pensiero di un filosofo diventa l’occasione per differenziarlo, ossia trasformarne i concetti attraverso la storia, fino al presente, col fine di pensare il nuovo. Nietzsche rappresenta però un’eccezione, o un’ossessione eccezionale, dato che, per il filosofo francese, «figli alle tue spalle è lui che te li fa fare». È da questa situazione che prende le mosse La funzione N, il cui obiettivo è mostrare come e fino a che punto Deleuze sia un inattuale pensatore nietzschiano e Nietzsche un intempestivo filosofo deleuziano.
12/01/2026
Che l'origine dell'attuale crisi ambientale risieda nel modo di produzione capitalistico, è diventato ormai senso comune. Che la soluzione si trovi in un socialismo ecologico, ne è di fatto logica conseguenza. Ne deriva che, per raggiungerlo, molto si può imparare dallo studio dell'esperienza del passato, dalla storia dei tentativi, e dalle difficoltà che si sono incontrate nella strada verso di esso. Eppure il tema viene raramente sollevato. Il libro di Engel-Di Mauro colma questo vuoto, indagando con rigore scientifico, perizia storiografica e passione politica le lotte, le concezioni e i risultati ecologici del "socialismo di Stato", cioè quella società in cui il capitalismo è stato abbattuto ma il comunismo non ancora raggiunto. Le scoperte sono a volte sorprendenti, le vicende raccontate spesso incoraggianti. Ma il guadagno è soprattutto nella concretezza e nel realismo di cui può arricchirsi la giusta e necessaria spinta utopica che muove le lotte per un futuro ecologico e giusto.
12/01/2026
La crescente diffusione delle fake news costituisce uno dei fenomeni sociali maggiormente indicativi della complessità delle società contemporanee. Gli effetti negativi della loro propagazione non riguardano, infatti, solo molteplici e diversi ambiti disciplinari ma investono più profondamente i contemporanei processi di sociogenesi.
Allontanandosi da un’analisi meramente sistemica e tecno-centrica del fenomeno, gli autori e le autrici di questo volume propongono di osservare le fake news da angoli disciplinari differenti. Dall’analisi emergono due distinte ma, al tempo stesso, intrecciate direzioni di ricerca. La prima, di natura epistemologica, riguarda la sfaccettata comprensione disciplinare delle fake news: i meccanismi sociali che le generano e, soprattutto, i loro molteplici effetti sulla vita democratica degli individui. La seconda, di natura metodologica, riguarda la costituzione di una pratica di ricerca sociale interdisciplinare: le situazioni e le modalità attraverso cui può realizzarsi e le sue conseguenze per l’analisi del fenomeno oggetto di studio.
Che cosa significa essere “uomini” e “donne”?
Da più parti si sostiene che occorre “ripensare la differenza”. Questo volume intende stimolare tale ripensamento, a partire da un ambito molto concreto, quello delle soft skills: quando ci mettiamo in relazione con gli altri, quando comunichiamo e lavoriamo in gruppo, l’essere uomini e donne entra in gioco o è irrilevante? Il volume tenta di dare una risposta a questa domanda, offrendo un panorama ricco e variegato di voci, raccolte all’interno delle attività formative organizzate nei collegi universitari della Fondazione Rui. I contributi filosofici e psico-pedagogici, insieme alle testimonianze tratte da esperienze personali e professionali, forniscono spunti di riflessione al lettore per tessere nuove trame in cui ripensarsi, ritrovarsi e collaborare per una società sempre più a misura di uomo e di donna.
Saggi di: Vincenzo Aucone, Tonino Cantelmi, Maria Cinque, Chiara D'Urbano, Mariagrazia Melfi, Antonio Petagine, Angelika Ratti, Anna Zattoni
Interviste a: Stefania Brancaccio, Riccarda Zezza (a cura di Benedetta Albertazzi), Rosa Vinciguerra (a cura di Mariagrazia Melfi), Francesco Limone (a cura di Antonio Petagine)
12/01/2026
Riproporre ai lettori italiani, a più di trent’anni dalla sua pubblicazione, il Discorso sull’economia politica non è né un azzardo né un’operazione antiquaria, ma un’opportunità preziosa.
Da tempo il pensiero economico rischia di perdere definitivamente il rapporto con ciò che lo motiva e lo fonda. Il “bravo economista” è formato a trattare ogni problema economico come un problema di calcolo, pervenendo spesso a indicazioni di politica economica poco in linea con il senso comune. D’altra parte, la reazione al mainstream genera un “populismo economico” che si richiama a un buon senso di cui esso stesso è invece l’impolitica negazione.
A partire dall’opera in cui culmina, nel 1960, il pensiero di Piero Sraffa, Produzione di merci a mezzo di merci, Napoleoni propone un ripensamento radicale della storia del pensiero economico. Contro l’idea ancora corrente che Sraffa chiuda con la teoria neoclassica e riapra le prospettive della teoria classica, Napoleoni mostra la complementarietà delle due posizioni ma anche la loro inestirpabile provenienza da presupposti filosofici. Questo gli consente di riprendere criticamente Marx, la sua teoria e il suo “umanesimo”, e Keynes, o meglio il keynesismo e la nozione specifica di riformismo che esso ha potuto veicolare in una importante stagione della sinistra. Napoleoni mostra perché quella stagione non può ritornare sic et simpliciter, sebbene anche il ciclo ideologico neoliberista che le è succeduto sia in evidente crisi.
Il libro è una meditazione libera e coraggiosa di questioni fondamentali, da troppo tempo passate sotto silenzio. Attraverso una grande varietà di riferimenti, fra cui campeggia quello al pensiero di Heidegger sull’essenza della tecnica, Napoleoni perviene a una visione unitaria della natura di una scienza, l’economia, di cui riguadagna tutt’intera la dimensione politica, consegnandoci nuovi compiti teoretici e nuovi doveri politici.
12/01/2026
«Il punto debole, il tallone d’Achille di ognuno di noi, è ciò che nascondiamo. Il nostro segreto ossessiona gli altri, da cui non riusciamo a preservarlo per molto. Le persone parlano soltanto di ciò che teniamo nascosto. Il difetto di cui più ci si vergogna è proprio quello che alimenta le conversazioni. Abbiamo commesso un errore in passato? Meno lo si confessa, più gli altri ci tornano sopra e lo commentano». Questo è il segreto di Cioran. Il filosofo romeno rifugiato a Parigi, divenuto uno dei più grandi scrittori di lingua francese, sapeva ciò che stava dicendo poiché in Francia ha sempre dovuto nascondere il proprio passato romeno, segnato dai suoi articoli politici estremisti e dal volume La Trasfigurazione della Romania. Il libro di Marta Petreu ricostruisce minuziosamente e in maniera documentata le circostanze filosofiche e storiche che hanno portato Cioran a un’opzione politica che metteva insieme le idee dell’estrema destra legionaria con quelle dell’estrema sinistra bolscevica. Cioran aveva avvertito il fascino per il totalitarismo antidemocratico come soluzione radicale per i mali endemici della Romania, e aveva sognato un grande futuro per il suo paese attraverso l’imposizione di una dittatura che si ispirasse al nazismo o al modello sovietico. Ma da questo passato scabroso, Cioran si è separato definitivamente a Parigi, quando ha deciso di non essere più uno scrittore di lingua romena per diventare, più universalmente, un apolide metafisico.
11/01/2026
«La generazione ’27, quella di Eliade, Cioran, Noica, Eugen Ionescu, Sebastian ecc., raccoltasi alla fine degli anni ’20 e agli inizi degli anni ’30 attorno alla figura carismatica e controversa di Nae Ionescu, ebbe molto presto lo stesso desiderio degli avanguardisti e dei surrealisti: la rottura con il passato e il rinnovamento attraverso la rivoluzione. Mentre gli avanguardisti sognavano una rivoluzione proletaria secondo il modello sovietico, l’élite di destra della generazione ’27 (o i criterionisti di destra) aveva in mente una rivoluzione nazionale. L’atteggiamento antiborghese, il rifiuto dell’individualismo e la fiducia riposta nella rivoluzione e nel collettivismo erano però tratti comuni a tutti i giovani intellettuali e agli artisti dell'Europa dell'epoca». Il libro di Marta Petreu affronta in maniera documentata e coraggiosa gli spinosi problemi della storia della Romania e, soprattutto, della storia delle idee: la questione ebraica a partire dal XIX secolo fino alla soluzione finale, l’evoluzione ideologica di Rădulescu-Motru, le idee e le attitudini politiche della generazione ’27, le complicate relazioni di Eliade con i legionari, il comportamento di Noica alle prese con la polizia politica sotto il regime stalinista romeno, la traiettoria politica e rivoluzionaria di Gherasim Luca, e molti altri aspetti fondamentali che riguardano figure come Cioran, Ionesco e Sebastian. Basato sull’analisi minuziosa delle fonti storiche, questo libro è il risultato di una visione filosofica e morale unitaria: assumere lucidamente il proprio passato per rendere possibile l’avvenire.
11/01/2026
L’aver assunto su di sé un “compito dell’impossibile”, qual è quello di tentare di definire il bene (ma anche il male), ha prodotto in questo affascinante testo un “inquieto vagabondaggio” tra frammenti che si compongono e di nuovo si scompongono in un percorso problematico. L’idea che il bene non sia senza il male, che un mondo senza il male sia un mondo “scorticato e privo di ombra” (Bulgakov), spinge a riproporre, mai appagati dalle risposte, in modi diversi l’identica domanda. Dai filosofi e tragici greci fino a Bataille e Blanchot, passando per preziosi riferimenti a Thomas Mann, Kafka, Pasolini, Simone Weil e tanti altri, la questione del bene (e del male) richiama quella del potere, della violenza, della guerra e della libertà, ma anche della scrittura e dell’arte stessa. E coinvolge non solo l’umano, ma anche il divino.
11/01/2026
Lacan è stato considerato un pensatore complesso, di difficile lettura, e in effetti decodificarlo non è certo semplice. Il lavoro fatto però in questi anni nell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, che riunisce le Scuole lacaniane presenti in diversi Paesi, ha contribuito a offrire chiavi di lettura indispensabili a far emergere dai suoi testi un profilo clinico forte e nitido. Grande critico di tutti gli standard nati negli anni Cinquanta per stabilizzare, ma al tempo stesso burocratizzare, la pratica psicoanalitica, Lacan ha saputo dare solidi principi per la conduzione della cura e costruire bussole concettuali in grado di orientarla in modo senz’altro più significativo che non le regole empiriche di cui spesso sono composti i manuali.
Il presente libro fa parte di questo sforzo collettivo realizzato nell’ambito Associazione Mondiale di Psicoanalisi per delineare una clinica di orientamento lacaniano, per farne emergere i principi attraverso diversi momenti: dall’analisi delle psicosi, alla modalità di scansione delle sedute, dagli studi letterari usati come paradigmi clinici, alla funzione del desiderio dell’analista nella cura. Un punto essenziale è infatti che la clinica di Lacan non mette l’analista in una posizione esterna, osservativa, neutrale, ma lo implica come una sorta di oggetto duttile, qualcosa che l’analizzante usa, in un certo senso, per svolgere la propria analisi.
11/01/2026
Il tema delle cure palliative ha acquisito sempre maggiore centralità e urgenza, non solo in ambito sociosanitario, ma anche filosofico e bioetico: la necessità di un modello di palliazione simultanea (e non più solo terminale), come pure la riattualizzazione della nozione di “dolore totale”, hanno riportato l’attenzione sul significato della molteplicità di sintomi secondari di una patologia. Fra essi, oltre al dolore fisico, c’è il dramma del dolore esistenziale, che può intaccare le emozioni, le relazioni, i pensieri.
A partire da ciò, il volume mostra l’esigenza di un ripensamento profondo della filosofia della palliazione, che possa intercettare realmente il fenomeno della sofferenza umana, e grazie a ciò elaborare proposte applicative adeguate. La scuola delle virtù si rivela, in questo senso, un’opportunità interessante per elaborare “dal di dentro” il dolore, accogliendo la sfida insita nella domanda: “può la vita sofferente essere buona?”, ovvero, “può diventare anch’essa luogo di fioritura dell’umano?”. Attraverso il confronto serrato fra i modelli di virtù applicati alla palliazione, e sottolineando in particolare il ruolo della Virtue Ethics, l’autrice giunge a ipotizzare dei cluster di “virtù del paziente” che affianchino le più note virtù del buon medico. Addita così ad una possibilità di sviluppo morale del malato che un programma di cure palliative, purché precoci e simultanee, può favorire.
11/01/2026
Platone ha inventato un grande rimedio per la follia: la ragione! In questo breve, denso e illuminante saggio, Umberto Galimberti muove dai Greci per giungere fino a noi e alla relazione che ci costituisce. Il Simposio, il più bel testo che mai sia stato scritto sull'amore, ci guida ancora a scoprire la mediazione che l'amore realizza tra la follia e la ragione. È attraverso l'amore che entriamo in contatto con la nostra follia: ci innamoriamo, infatti, proprio di chi è riuscito a intercettarla e a presentarla a noi stessi. A differenza dell'amicizia, l'amore crea una situazione di possessione, che non siamo capaci di governare e in cui a parlare è il corpo, non più il linguaggio della ragione.
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Orthotes è una casa editrice indipendente, plurale e democratica.
Si occupa prevalentemente di saggistica filosofica, considerando il "filosofico" nella sua accezione più semplice e caratteristica, e cioè come uso del sapere a vantaggio degli esseri umani, donne e uomini.
La casa editrice opera nella convinzione che ogni lavoro culturale ben sviluppato e argomentato sia un lavoro filosofico, inerisca esso alle scienze teoretiche (filosofia, critica, analisi), a quelle pratiche (etica, politica, società), o poietiche (arti musicali, figurative, tecniche).
In funzione di questi principi operativi Orthotes definisce il proprio orientamento, indipendente e non programmatico, cercando di volgere lo sguardo verso la "retta direzione" di un sapere che rischiara e illumina perché di se stesso insegna l'uso.
Orthotes nasce come idea nel 2010. La casa editrice è stata l’approdo, per certi versi la soluzione, a cui ha portato il dialogo tra un gruppo di studiosi di filosofia, poi amici, che si sono incontrati per la prima volta a Torino nel marzo del 2010. Quelle discussioni ruotavano attorno ad alcune questioni poste dal pensiero di Severino, di Lacan, di Žižek e Stiegler, e in genere alle direzioni tracciate dalla filosofia contemporanea. Ci accorgemmo però quasi subito che prepotente tornava in superficie un’esigenza, poi convertita in desiderio: quello di capire se ci fosse, e se sì quale fosse, il luogo ideale per fare filosofia, considerandola come sapere irriducibile alle quattro mura dell’accademia, o a una necessaria individuazione geografica e strumentale (come il laboratorio per lo scienziato, o il tribunale per l’avvocato). Eravamo quindi alla ricerca di uno spazio topologico, che potesse funzionare come luogo (al tempo lo definimmo virtuale) altro dall’Università, in cui il sapere filosofico potesse muoversi con maggiore libertà, non informato e intossicato cioè dalle istanze del potere politico ed economico (ci parve un dato di fatto sommamente criticabile perché ineludibile).
Convergemmo infine (eravamo alla fine del 2010) che lo spazio di cui andavamo alla ricerca non era già presente e da occupare, ma che avremmo dovuto crearlo noi. Una casa editrice (non stavamo ancora considerando gli aspetti operativi, il lavoro era tutto da fare) era il luogo che avrebbe potuto costituire una stazione meteorologica di analisi del sapere filosofico – e più in generale della cultura contemporanea (storiche rimangono nella mia mente le ore passate a parlare del ruolo del capitalismo o della democrazia a partire da film come RoboCop e 300 o della musica di Cage e delle avanguaride).
Il passaggio fu repentino: individuata la casa editrice come base del nostro comune lavoro di ricerca sullo statuto del sapere, e poi facendo di essa la traccia silenziosa della nostra frequentazione, delle letture, delle proposte, fummo in grado di trasformare questo sapere (di cui la casa editrice era il luogo d’origine e di emanazione) in un saper fare qualcosa (di questo sapere).
A inizio 2011 Luisa Muraro accettò di lasciarci pubblicare un suo libro (che aveva visto la luce molti anni prima e solo come dispensa), e stampammo in una micro tiratura di sole 50 copie Tre lezioni sulla differenza sessuale (il primo libro pubblicato da Orthotes). Era un libro ancora solo per noi e pochi altri. Un tentativo di orientamento. In breve seguì una ristampa di 300 copie. E di lì a qualche mese vennero le prime traduzioni (Il resto indivisibile di Žižek e Emancipazione/i di Laclau). Poi nel febbraio 2012, soddisfatti di quanto stavamo facendo, Orthotes venne ufficialmente fondata. Da quei primi anni a oggi il passo è stato breve. Ci siamo semplicemente lasciati trascinare dall’onda su cui eravamo saliti. Quella che continua a srotolarsi potente sotto di noi.
Ancora qualcosa sul nome Orthotes. Dalla primissima idea di un luogo (Ort in tedesco), siamo passati a quella di correttezza del vedere (orthotes). Questa è possibile quando, ovunque si sia, si fissi nella giusta direzione. Non esistono luoghi della verità o migliori di altri. Sta tutto a noi. È la nostra apprensione, la nostra postura, a dirci infine se siamo a casa. Orthotes non è la casa editrice, bensì lo spazio che la precede, quello aperto dall’incontro e dal dialogo.
Senza che ce ne accorgessimo, senza saperlo ancora, eravamo già tutti lì.