Orthotes Editrice

Orthotes Editrice Casa editrice indipendente, plurale e democratica. Napoli. Orthotes, casa editrice indipendente, plurale e democratica. Questa è l’"e-videnza" dell’ente.

Si occupa prevalentemente di saggistica filosofica, considerando il "filosofico" nella sua accezione più semplice e caratteristica, e cioè come uso del sapere a vantaggio degli esseri umani, donne e uomini. La casa editrice opera nella convinzione che ogni lavoro culturale ben sviluppato e argomentato sia un lavoro filosofico, inerisca esso alle scienze teoretiche (filosofia, critica, analisi), a

quelle pratiche (etica, politica, società), o poietiche (arti musicali, figurative, tecniche). In funzione di questi principi operativi Orthotes definisce il proprio orientamento, indipendente e non programmatico, cercando di volgere lo sguardo verso la "retta direzione" di un sapere che rischiara e illumina perché di se stesso insegna l'uso. Tutto dipende dalla orthotes, dalla correttezza dello sguardo. In virtù di questa correttezza, il vedere e il conoscere diventano retti, cosicché alla fine si rivolgono direttamente all’idea suprema e si fissano in questa "direzione". Così dirigendosi l’apprensione si conforma a ciò che deve essere veduto. Per effetto di questo adeguarsi dell’apprensione in quanto idein all’idea, si costituisce una omoiosis, una concordanza del conoscere con la cosa stessa. In questo modo dal primato dell’idea e dell’idein sull’aletheia nasce un mutamento dell’essenza della verità. Martin Heidegger, Dell'essenza della verità

Il volume L’accademia e il fuori è una raccolta di riflessioni di giovani ricercatrici e ricercatori. L’esigenza di rifl...
06/01/2026

Il volume L’accademia e il fuori è una raccolta di riflessioni di giovani ricercatrici e ricercatori. L’esigenza di riflettere sull’autoreferenzialità del mondo accademico, di cui la figura dell’intellettuale specializzato è il prodotto, e sul senso di marginalizzazione che caratterizza le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza, ha fatto nascere un significativo incontro di esperienze e ricerche sul rapporto tra sapere accademico e sapere non accademico e su come questi possano e debbano confrontarsi. La dialettica tra l’accademia e il suo fuori è, quindi, il filo rosso che collega spunti filosofici, letterari e socio-politici per provare a costruire pratiche di resistenza all’interno dell’università e di collaborazione con la società. Vicinanza e lontananza, dentro e fuori sono le linee direttrici del volume, che prende in esame le condizioni materiali del lavoro intellettuale e le possibilità di presa della parola in pubblico, nonché l’insegnamento di grandi figure intellettuali rispetto all’agency e al ruolo della critica politica. Il volume vuole essere un punto di partenza per costruire un più ampio dialogo collettivo sulle condizioni del lavoro intellettuale e sulla necessità di rivalutarne il valore politico.

Saggi di: Lorenzo Barbanera, Tiziana Faitini, Alessandro Fiorillo, Federica Frazzetta, Paola Imperatore, Renata Leardi, Daniele Lo Vetere, Lorisfelice Magro, Vincenzo Mele, Fabio Mengali, Francesco Padovani, Alessia Tortolini, Achille Zarlenga

La nozione di “esercizio” è il nodo centrale della teoria antropologica. Attraverso un confronto con la filosofia di Epi...
05/01/2026

La nozione di “esercizio” è il nodo centrale della teoria antropologica. Attraverso un confronto con la filosofia di Epitteto, la natura umana è presentata nel testo come capace di elaborare ipotesi su di sé e costretta a immaginare luoghi di allenamento per tali ipotesi. La vita umana valuta se stessa poiché il soggetto, vivendo, inciampa nella doppia domanda: Cosa posso fare della vita? Come devo vivere? In altre parole, perché non sa come usare questa vita e le sue facoltà. La lettura critica del Manuale e delle Diatribe segue l’intreccio tra antropologia e filosofia del linguaggio sviluppato da Tugendhat, la nozione di cura di sé elaborata da Foucault nei corsi dedicati all'ermeneutica del soggetto e al governo di sé e l’antropotecnica elaborata da Sloterdijk. In questo quadro il soggetto umano si costituisce a partire dall’esperienza di una vita indisciplinata e che sfugge al controllo. La vita del soggetto non è, dunque, solo un insieme di esercizi, usi e progetti, di “io devo” e di “io voglio” che mantengono il controllo, ma è anche un’apertura al vuoto della contingenza e della fortuna. Partendo da queste premesse l’autore propone un’interpretazione dell’esercizio filosofico, inteso come un continuo tentativo di prendere confidenza con la distanza che separa “progetto” e “vita”, uno scarto che produce effetti e accompagna ogni singola biografia. Un prendersi cura della distanza da sé, lasciando cadere lo sforzo di poterla, in qualche modo, colmare.

Il tema del metabolismo e dello spazio vengono qui affrontati dalla prospettiva degli studi culturali. I saggi contenuti...
05/01/2026

Il tema del metabolismo e dello spazio vengono qui affrontati dalla prospettiva degli studi culturali. I saggi contenuti in questo volume contribuiscono a dare un quadro attuale degli sviluppi e delle forme culturali nella Sicilia contemporanea, qui intesa come laboratorio dove osservare dinamiche di vita caratterizzate da una medialità specifica. Si tratta di un principio di produzione iconico-mitologico caratterizzato da scarti differenziali che si producono tra i media per accordi e contrasti. Il volume tematizza in maniera transdisciplinare una produzione del senso che rivela il paesaggio e l’immaginario in quanto spazio sociale. Affiora così una logica biopolitica secondo la quale visibilità e presenza promuovono la gestione della vita e ripartiscono lo spazio comune.

Saggi di:

Gabriella Bologna, Sieglinde Borvitz, Luca Cinquemani, Élodie Cornez, Emanuele Crescimanno, Fabiola Di Maggio, Modesta Di Paola, Roberto Giambrone, Alice Giannitrapani, Chiara Giubilaro, Tommaso Guariento, Vincenzo Guarrasi, Giulia Ingarao, Mirko Lino, Danilo Mariscalco, Gianfranco Marrone, Valentina Mignano, Marco Mondino, Alessandro Pinto, Valentina Richichi

Che cosa significa “vedere” nell’epoca delle immagini algoritmiche e dell’intelligenza artificiale? Questo libro indaga ...
05/01/2026

Che cosa significa “vedere” nell’epoca delle immagini algoritmiche e dell’intelligenza artificiale? Questo libro indaga il nesso tra visione, sapere ed etica, proponendo una riflessione sui regimi di visibilità del nostro tempo. Dalla fotografia come “presenza di un’assenza” all’immagine sintetica come nuovo spazio culturale e artistico, il volume esplora i modi del nostro guardare, mostrando come ogni immagine agisca, ovvero trasformi e istituisca mondi. In questo senso, contro il paradigma che assegna alle immagini un valore puramente cosmetico, prende forma la proposta di una propedeutica dello sguardo, capace di insegnare a distinguere, scegliere e produrre immagini significanti. In questo orizzonte, pensare il visibile diventa un gesto politico: un modo nuovo per accedere alla dimensione collettiva e costruire una cittadinanza visiva più consapevole.


https://www.orthotes.com/prodotto/etica-del-visibile/

Il percorso speculativo intrapreso da Joseph Maréchal (1878-1944) ha portato a compimento un progetto radicale e, allo s...
05/01/2026

Il percorso speculativo intrapreso da Joseph Maréchal (1878-1944) ha portato a compimento un progetto radicale e, allo stesso tempo, ha segnato un nuovo indirizzo di pensiero. Se ad uno primo sguardo esso rientra nell’ampio novero dei tentativi di mediazione tra il Cristianesimo e la Modernità, ad una più attenta analisi mostra una specificità essenziale: lontano da qualunque riduzionismo irenistico e semplificatorio, il pensiero dell’autore si rivela capace di aprire la via non solo verso un orizzonte articolato e vasto, necessario per confrontarsi con temi quali l’essere e la verità, ma anche verso un fondamento autentico. D’altra parte la sfida ontologica sottesa è sempre attuale e i risultati che vengono presentati rimandano al nucleo stesso della filosofia; si tratta infatti del problema riguardante la effettiva conoscibilità della realtà, il quale ci porta a interrogarci sulla possibilità di penetrare il mistero dell’essenza del reale e di affrontare la questione vertiginosa di Dio come Essere assoluto. Le chiavi di volta che connotano questo progetto sono altrettanto impegnative e sono state spesso ritenute incompatibili: Maréchal fa convergere il criticismo trascendentale e la metafisica dell’essere, cioè ripensa la filosofia del limite e la dottrina dell’infinito trascendente, al fine di generare un nuovo connubio sulla base della teoria dell’analogia. Se si guarda alla storia delle idee, questo impianto teoretico configura una prospettiva indubbiamente originale nella misura in cui mette in dialogo Kant e Tommaso d’Aquino. Tale scelta filosofica, e anche teologica, da una parte pone grande attenzione agli imprescindibili e inaggirabili risultati del pensiero moderno, e delle Critiche di Kant in particolare, e dall’altra è improntata a far riemergere il rigore argomentativo e la ricchezza concettuale della Scolastica in quanto dottrina viva e feconda.

L’umano che ci accomuna è da proteggere: questo è il compito fondamentale del nostro tempo, dopo le tragedie immani del ...
05/01/2026

L’umano che ci accomuna è da proteggere: questo è il compito fondamentale del nostro tempo, dopo le tragedie immani del secolo scorso e quelle che si annunciano già agli inizi di questo secolo. Qualsiasi forma di protezione è in ogni caso un che di pratico: è una forma della cura. Ogni cura, poi, e ogni protezione hanno una mira determinata. Una mira determinata è certo già la protezione dell’umanità che ci accomuna. Ma che cosa propriamente ci accomuna? Che cosa dell’umano storico dobbiamo tenere custodito senza tentennamenti e che cosa invece possiamo lasciar fluttuare nel tempo o anche dismettere? Non si può rispondere a queste domande senza tornare a interrogarsi – con rigore speculativo – sul senso della persona umana. Il senso di qualcosa è, in primo luogo, ciò che di qualcosa permane nel variare delle circostanze. E ciò che permane nel variare delle circostanze è quel che si usa da gran tempo indicare come l’universale. Nel nostro caso, come l’universale umano. Ebbene, l’universale umano è ciò su cui queste pagine indagano, senza indulgere alla chiacchiera filosofica, spesso oggi contrabbandata nelle vesti di un cattivante vestito prêt à porter.

I problemi ambientali e la cosiddetta “crisi ecologica” hanno interessato la filosofia già a partire dagli anni ’60. Si ...
05/01/2026

I problemi ambientali e la cosiddetta “crisi ecologica” hanno interessato la filosofia già a partire dagli anni ’60. Si è sviluppata, così, l’Environmental Philosophy, una riflessione filosofica che, preoccupata dall’emergenza ecologica, ha cercato di ripensare le modalità di relazione tra l’essere umano e l’ambiente naturale. Ad oggi, tuttavia, nessuna delle varie proposte teoriche ed etiche avanzate da questo movimento filosofico sembra in grado di incidere efficacemente sulla prassi e di produrre in essa dei cambiamenti effettivi.

Il libro prende le mosse dall’ipotesi che tali difficoltà dipendano da una mancanza di interrogazione critica della nozione di soggetto e si propone di ripensare caratteristiche e confini della soggettività utilizzando la lente della fenomenologia husserliana. In particolare si concentra sulle riflessioni che Husserl dedica alla questione animale, ponendo attenzione sia alle opere edite sia alle opere ancora inedite del filosofo. Ne emerge una riscoperta attualità del pensiero husserliano, legata alla sua capacità di offrire un’interpretazione originale della soggettività e di sollecitare al ripensamento delle soluzioni di etica ambientale già esistenti alla luce delle strutture e delle dinamiche dell’esperienza.

Esaminando la riflessione e l’impegno politici di Maurice Blanchot dagli anni Trenta – epoca dei suoi interventi sui per...
05/01/2026

Esaminando la riflessione e l’impegno politici di Maurice Blanchot dagli anni Trenta – epoca dei suoi interventi sui periodici della cosiddetta destra “non conformista” francese – alla stagione dell’opposizione al regime gollista e della prossimità ai movimenti di contestazione degli anni Sessanta, La ragione che veglia ferma l’attenzione sulla critica dei valori e del concetto stesso di valore elaborata da una tra le figure intellettuali più influenti del XX secolo. Ne risulta una restituzione complessiva delle opzioni, delle militanze, delle dissidenze politiche con cui il pensiero di Blanchot ha reagito all’attualità storica dell’affermazione dei nazionalismi e dei fascismi, della guerra globale e delle atroci scoperte che la seguirono, del capitalismo e delle sue crisi. È l’occasione di un ritorno mirato su alcuni elementi del lessico politico-filosofico – nazione, persona, bisogni, comunità, eguaglianza – intorno a cui oggi è quanto mai opportuno continuare a interrogarsi.

Umberto Galeazzi compie settant’anni e numerosi studiosi e docenti, suoi amici, colleghi e allievi, hanno colto l’occasi...
04/01/2026

Umberto Galeazzi compie settant’anni e numerosi studiosi e docenti, suoi amici, colleghi e allievi, hanno colto l’occasione per testimoniargli stima e affetto, contribuendo alla realizzazione di un volume in suo onore promosso dal Dipartimento di Filosofia, Scienze Umane e dell’Educazione dell’Università di Chieti. I saggi presenti in questa raccolta affrontano diverse tematiche riconducibili ai diversi percorsi di ricerca di Umberto Galeazzi, il quale ha studiato numerosi autori e problemi di rilievo della storia della filosofia, tra cui Tommaso d’Aquino e la sua influenza sul pensiero contemporaneo, Gian Battista Vico, la Scuola di Francoforte, solo per citarne alcuni. I contributi proseguono idealmente i suoi studi con quel coraggio della ragione e quella fedeltà ai testi che sempre ha caratterizzato il suo pensiero. Si spazia così da indagini di fondazione dell’etica e di antropologia filosofica, a questioni storiografiche, da problemi di educazione e di sociologia a scritti di logica ed epistemologia, in un mosaico che presenta e discute le acquisizioni più recenti del dibattito filosofico.

Saggi di: Adriano Ardovino, Adele Bianco, Gaetano Bonetta, Domenico Bosco, Valeria Buccini, Giuseppe Cacciatore, Emanuele Cafagna, Giuseppe Cantillo, Claudia Casadio, Michele Cascavilla, Virgilio Cesarone, Raffaele Ciafardone, Francesco Paolo Ciglia, Emilio De Dominicis, Federica De Felice, Piergiorgio Della Pelle, Pietro De Vitiis, Marzia Di Carlo, Giacomo Carlo Di Gaetano, Andrea Fiamma, Giuseppe Fidelibus, Roberto Garaventa, Lucia Genovese, Luigi Gentile, Loretta Iannascoli, Antonio Livi, Angela Longo, Eugenio Mazzarella, Marco Paolinelli, Patrizio Perazzelli, Enrico Peroli, Giorgio Piaia, Loreta Risio, Luis Romera, Francesco Russo, Saverio Santamaita, Armando Savignano, Ezio Sciarra, Italo Sciuto, Claudio Tuozzolo, Aldo Vendemiari, Carmelo Vigna

Il volume analizza il tema dell’amore nella filosofia di Max Scheler (1874-1928), indagata a partire dall’intreccio dell...
04/01/2026

Il volume analizza il tema dell’amore nella filosofia di Max Scheler (1874-1928), indagata a partire dall’intreccio delle due prospettive teoriche della fenomenologia e della filosofia della vita. L’elaborazione filosofica del concetto dell’amore costituisce un tema centrale nell’itinerario teorico di Scheler e si può considerare un contributo peculiare e fecondo per la filosofia morale e la filosofia della religione del Novecento. La radicale novità dell’etica fenomenologica scheleriana consiste nella riabilitazione filosofica del sentire (Fühlen) e della vita emotiva al fine di proporre un’etica che, partendo dai moti affettivi della persona, sappia giungere a un ordine oggettivo di valori morali che sussistono a priori. Attraverso la messa a fuoco dell’applicazione del metodo fenomenologico alla morale e il recupero delle concezioni della Lebensphilosophie (soprattutto di quella di Georg Simmel) nel pensiero scheleriano, l’autore mostra come nel concetto di amore si concentrino tutte le tensioni e le oscillazioni della filosofia di Scheler, a partire dalla diversa considerazione che egli matura riguardo alla dialettica tra eros e agape, tra impulso e spirito, fino al radicale mutamento della sua prospettiva teologica nel passaggio dal personalismo teologico alla teologia del “Dio in divenire”.

With the term Grenzsituation Karl Jaspers shaped one of the most famous concepts of his philosophy. At the same time, he...
04/01/2026

With the term Grenzsituation Karl Jaspers shaped one of the most famous concepts of his philosophy. At the same time, he delivered to the 20. century Existentialism a fascinating category, whose evocative power is far away from being exhausted.

Beginning by Jaspers’ thematization but without being limited to it, these issue of the Journal “Studi Jaspersiani” is dedicated to exploring whether and in which extent the meaning of such a category is still conceptually productive and valuable, inside and outside Jaspers’ thought and in and out of the philosophical field.

The aims of the issue are twofold: on one hand, there is the interest at relaunching the philosophical investigation on a category which is an essential joint in Jaspers’ philosophy for his comprehension of the human condition; on the other hand, the proposal of moving the category outside the philosophical perimeter of Jaspers’ thought expresses the interest in trying to make it fruitful both for the contemporary philosophy and for other disciplines.

In this frame, the idea of Grenzsituation has been confronted with the challenges and questions brought about by the contemporary world: from the literary to the psychological research, from the frontiers of justice to those of technology, from the historical interrogation to the environmental and social emergences.



Essays by: Stefania Achella, Elena Alessiato, Claudio Amicantonio, Simon Calenge, Dario Gentili, Fabiola Falappa, Jean-Claude Gens, Barbara Henry, Ma**ca Magnano San Lio, Adrian Morreale, Czesława Piecuch, Boško Pešić, Michael Quante, Tim Rojek, Luca Scafoglio, Werner Schüßler, Pavao Žitko

Al fondo dell’arte è la pietra, l’osso, il cristallo. Quella che proponiamo è un’estetica del torpore. Inerzia, dimissio...
04/01/2026

Al fondo dell’arte è la pietra, l’osso, il cristallo. Quella che proponiamo è un’estetica del torpore. Inerzia, dimissione della vita, tentazione dello spazio, seduzione dell’inorganico: sono i personaggi concettuali che incontriamo in queste pagine. Si tratta di spezzare la solennità di un rito del pensiero. Secoli di riflessione ci hanno abituati a pensare l’esperienza estetica come dimora dell’espressività soggettiva, come enfasi vitale, come volto dell’interiorità mossa e commossa. Per spezzare questo rito, occorre sovvertire il modo in cui guardiamo all’atto creativo, occorre coglierlo non più dal lato dell’effervescenza e della vita sospesa, bensì da quello del collasso, della caduta, del mancamento. L’esperienza estetica è il luogo di una perdita, di un passo indietro nella vita, di un cedimento e di una cessione di parti di corpo. Posture che colgono il soggetto nella deriva del godimento, in una inerzia dello slancio vitale. Contro ogni stereotipia, l’arte ci concede il lusso di morire, l’arte tocca l’inorganico. E in questo ricetto scopre inaudite forme germoglianti.

Indirizzo

Naples
80122

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La nostra storia

Orthotes è una casa editrice indipendente, plurale e democratica. Si occupa prevalentemente di saggistica filosofica, considerando il "filosofico" nella sua accezione più semplice e caratteristica, e cioè come uso del sapere a vantaggio degli esseri umani, donne e uomini. La casa editrice opera nella convinzione che ogni lavoro culturale ben sviluppato e argomentato sia un lavoro filosofico, inerisca esso alle scienze teoretiche (filosofia, critica, analisi), a quelle pratiche (etica, politica, società), o poietiche (arti musicali, figurative, tecniche). In funzione di questi principi operativi Orthotes definisce il proprio orientamento, indipendente e non programmatico, cercando di volgere lo sguardo verso la "retta direzione" di un sapere che rischiara e illumina perché di se stesso insegna l'uso. Orthotes nasce come idea nel 2010. La casa editrice è stata l’approdo, per certi versi la soluzione, a cui ha portato il dialogo tra un gruppo di studiosi di filosofia, poi amici, che si sono incontrati per la prima volta a Torino nel marzo del 2010. Quelle discussioni ruotavano attorno ad alcune questioni poste dal pensiero di Severino, di Lacan, di Žižek e Stiegler, e in genere alle direzioni tracciate dalla filosofia contemporanea. Ci accorgemmo però quasi subito che prepotente tornava in superficie un’esigenza, poi convertita in desiderio: quello di capire se ci fosse, e se sì quale fosse, il luogo ideale per fare filosofia, considerandola come sapere irriducibile alle quattro mura dell’accademia, o a una necessaria individuazione geografica e strumentale (come il laboratorio per lo scienziato, o il tribunale per l’avvocato). Eravamo quindi alla ricerca di uno spazio topologico, che potesse funzionare come luogo (al tempo lo definimmo virtuale) altro dall’Università, in cui il sapere filosofico potesse muoversi con maggiore libertà, non informato e intossicato cioè dalle istanze del potere politico ed economico (ci parve un dato di fatto sommamente criticabile perché ineludibile).

Convergemmo infine (eravamo alla fine del 2010) che lo spazio di cui andavamo alla ricerca non era già presente e da occupare, ma che avremmo dovuto crearlo noi. Una casa editrice (non stavamo ancora considerando gli aspetti operativi, il lavoro era tutto da fare) era il luogo che avrebbe potuto costituire una stazione meteorologica di analisi del sapere filosofico – e più in generale della cultura contemporanea (storiche rimangono nella mia mente le ore passate a parlare del ruolo del capitalismo o della democrazia a partire da film come RoboCop e 300 o della musica di Cage e delle avanguaride).

Il passaggio fu repentino: individuata la casa editrice come base del nostro comune lavoro di ricerca sullo statuto del sapere, e poi facendo di essa la traccia silenziosa della nostra frequentazione, delle letture, delle proposte, fummo in grado di trasformare questo sapere (di cui la casa editrice era il luogo d’origine e di emanazione) in un saper fare qualcosa (di questo sapere).

A inizio 2011 Luisa Muraro accettò di lasciarci pubblicare un suo libro (che aveva visto la luce molti anni prima e solo come dispensa), e stampammo in una micro tiratura di sole 50 copie Tre lezioni sulla differenza sessuale (il primo libro pubblicato da Orthotes). Era un libro ancora solo per noi e pochi altri. Un tentativo di orientamento. In breve seguì una ristampa di 300 copie. E di lì a qualche mese vennero le prime traduzioni (Il resto indivisibile di Žižek e Emancipazione/i di Laclau). Poi nel febbraio 2012, soddisfatti di quanto stavamo facendo, Orthotes venne ufficialmente fondata. Da quei primi anni a oggi il passo è stato breve. Ci siamo semplicemente lasciati trascinare dall’onda su cui eravamo saliti. Quella che continua a srotolarsi potente sotto di noi.