06/01/2026
Figura amata dai bambini, la Befana si inserisce in un contesto molto antico, legato al calendario romano. Numerosi studiosi fanno risalire le sue origini ai riti pagani celebrati tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, quando si concludeva l’anno agricolo. In particolare, quando si svolgevano riti propiziatori dedicati alla fertilità della terra.
In queste celebrazioni comparivano divinità femminili associate all’abbondanza e al raccolto, come Diana, che dovevano volare sopra i campi appena seminati per benedire il raccolto futuro. La rappresentazione della donna anziana simboleggiava l’anno vecchio che doveva essere superato affinché il nuovo ciclo potesse iniziare. Molti storici collegano la figura della Befana alla dea Diana.
Più tardi il Cristianesimo rielaborò queste tradizioni integrandole nel nuovo contesto religioso. Nel Medioevo si affermò la leggenda che collega la Befana ai Re Magi. Secondo il racconto popolare una donna anziana rifiutò inizialmente di accompagnare i Magi nel loro viaggio verso Betlemme. Pentitasi in seguito iniziò a cercare il Bambino Gesù portando doni a tutti i bambini incontrati lungo il cammino.
Nel corso dei secoli, la festività si è consolidata come momento di passaggio tra la fine delle celebrazioni natalizie e il ritorno alla vita quotidiana.
E ancora oggi, conserva il suo valore simbolico di passaggio, chiusura e rinnovamento.
L’usanza di appendere le calze per la Befana è anch’essa secolare. Nelle civiltà agricole dell’antichità, tra dicembre e gennaio, durante i riti propiziatori legati alla fertilità e all’abbondanza futura, oggetti come sacchi, contenitori o tessuti venivano lasciati esposti per essere simbolicamente “riempiti” dalle divinità della prosperità.
La calza appesa ha, dunque, un forte valore simbolico: rappresenta l’attesa e la speranza di un nuovo inizio, simboleggia la povertà e l’umiltà, in contrasto con la ricchezza del dono e richiama l’idea del passaggio.