13/01/2026
Teresa Mattei, Nilde Iotti, Lina Merlin. Ma anche Rita Montagnana, Teresa Noce e Maria Federici. E non solo. Sono 21, in totale, le donne che il 2 giugno del 1946 furono elette all’Assemblea Costituente e che contribuirono alla stesura e all’approvazione della Carta fondamentale della Repubblica. Molte di loro avevano vissuto l’esperienza della Resistenza, e quell’esperienza trovò una naturale prosecuzione nelle istituzioni repubblicane.
L’agenda 2026 di People, dedicata alle “Madri costituenti”, ripercorre le vite e l’impegno di ciascuna di loro, oltre che le leggi repubblicane che ne saranno attuazione, attraverso la cura di Amalia Perfetti e le illustrazioni di Manuela Mapelli. Ecco un estratto dalla prefazione di Tamara Ferretti, responsabile Coordinamento nazionale Donne Anpi.
Quest’anno il quaderno della storia si apre con le 21 pioniere della democrazia elette il 2 giugno 1946 in quell’Assemblea Costituente di 556 parlamentari. Non erano tante, anzi, erano proprio pochine, ma seppero farsi valere.
Con la fine della guerra, dell’occupazione tedesca e del fascismo, finalmente fu riconosciuto il voto alle donne che, per la prima volta, avrebbero preso la parola in quel Parlamento Costituente che avrebbe sancito la rinascita e il futuro libero e democratico dell’Italia.
Erano nove comuniste (Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi), nove democristiane (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra, Vittoria Titomanlio), due socialiste (Bianca Bianchi, Lina Merlin) e Ottavia Penna del Fronte dell’Uomo Qualunque.
Il ventennio fascista, che le aveva spogliate di diritti e dignità, aveva fatto ben comprendere a tutte l’insegnamento di Anna Maria Mozzoni, che nel 1877 aveva scritto: «Dite a una persona che cosa ignora e non lo ignorerà più». Infatti, proprio con la partecipazione alla Resistenza e nei Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà, le donne italiane fissarono quegli obiettivi di giustizia, di uguaglianza e di parità che sarebbero stati incardinati nella Costituzione: l’articolo 3 (nessuna distinzione di sesso o di razza), l’articolo 4 (il riconoscimento del diritto al lavoro), l’articolo 29 (l’uguaglianza giuridica e morale dei coniugi), l’articolo 31 (la tutela della maternità), l’articolo 37 (il riconoscimento della parità nel lavoro), l’articolo 48 (la parità nella partecipazione politica), l’articolo 51 (la parità nell’accesso alle cariche pubbliche).
«Articoli rilevanti» come ebbe a dire la partigiana Gina Borellini, Medaglia d’oro al valore militare, «che hanno significato, anche sul piano storico, un profondo rivolgimento per la condizione della donna, hanno segnato la rottura di vecchie e radicate barriere e aperto un processo di sviluppo con il diritto di voto e l’affermazione nella Costituzione dei princìpi di parità fra i sessi».
Un pensiero lungo, quello delle costituenti, che guardava alla costruzione di un futuro di giustizia, di solidarietà, di umanità e di pace.
Un pensiero lungo segnato da sacrifici, umiliazioni e sofferenze, ma anche da battaglie e conquiste che hanno attraversato le tante stagioni di emancipazione e liberazione delle donne e della società italiana.
Un pensiero lungo che ci abbraccia anche oggi nella consapevolezza che, con le parole di Piero Calamandrei, «la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare».
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L’agenda 2026 “Madri Costituenti” è disponibile su www.peoplepub.it! In omaggio, fino al 18 gennaio - insieme e la Costituzione letta da con ogni ordine di almeno 30 euro. Approfittane!