WANE - We Are Nature Expedition

WANE - We Are Nature Expedition Informações para nos contatar, mapa e direções, formulário para nos contatar, horário de funcionamento, serviços, classificações, fotos, vídeos e anúncios de WANE - We Are Nature Expedition, Site de notícias, minha terra, minha minha cidade, Manaus.

WANE is a multimedia journalistic report that, through fieldwork, aims to document the impacts of human activities on biodiversity and map stories of possible coexistence between humans and other species.

16/01/2026

Cosa resta dell’Amazzonia brasiliana adesso che riflettori della si sono spenti?

Per scoprirlo, e per indagare sul rapporto delle comunità locali con la natura e con i fiumi che, laggiù, sono strade, memoria, e fonte di nutrimento, nasce The Amazon Project Expedition.

Un reportage di Valeria Barbi e Davide Agati che tenterà di raccontare il legame profondo tra le comunità native e l’acqua: un rapporto fatto di vita quotidiana, conoscenza ancestrale e resistenza.

Un viaggio lungo il Rio delle Amazzoni e il Rio Negro, per esplorare la foresta e ascoltarne i racconti.

Dal 20 gennaio, parti con Valeria Barbi () e Davide Agati () alla scoperta di tanti modi diversi di essere umani e coesistere con le altre specie.

➡️ Il progetto è sostenuto da Savno Servizi Piave Servizi e ATS - Alto Trevigiano Servizi

16/01/2026

Cosa resta dell’Amazzonia brasiliana adesso che riflettori della si sono spenti?

Per scoprirlo, e per indagare sul rapporto delle comunità locali con la natura e con i fiumi che, laggiù, sono strade, memoria, e fonte di nutrimento, nasce The Amazon Project Expedition.

Un reportage di Valeria Barbi e Davide Agati che tenterà di raccontare il legame profondo tra le comunità native e l’acqua: un rapporto fatto di vita quotidiana, conoscenza ancestrale e resistenza.

Un viaggio lungo il Rio delle Amazzoni e il Rio Negro, per esplorare la foresta e ascoltarne i racconti.

Dal 20 gennaio, parti con Valeria Barbi () e Davide Agati () alla scoperta di tanti modi diversi di essere umani e coesistere con le altre specie.

➡️ Il progetto è sostenuto da è Alto Trevigiano Servizi

È finalmente online il webdoc di  , una piattaforma navigabile pensata per raccontarvi 22 mesi di reportage sul campo at...
28/12/2025

È finalmente online il webdoc di , una piattaforma navigabile pensata per raccontarvi 22 mesi di reportage sul campo attraverso tutto il materiale raccolto.
Per ogni tappa, ogni mese troverete video-racconti, video-interviste, dati, storie, fotografie.

Si parte con l’Alaska, di cui vi racconteremo la ricchezza in termini di ma anche la sua travagliata storia di sfruttamento da parte di multinazionali e governi. Il tutto con l’aiuto di due esperti: Rick Thoman, professore all’Arctic Center di Fairbanks, e David Holen, Resilient specialist all’Alaska Sea Grant.

CI TENIAMO A RICORDAVI CHE TUTTO IL MATERIALE È DISPONIBILE A TITOLO COMPLETAMENTE GRATUITO ED È IL FRUTTO DI 2 ANNI DI LAVORO SUL CAMPO E QUASI ALTRETTANTI AL RITORNO, A DISCAPITO DEL NOSTRO TEMPO LIBERO E PER PURA VOLONTÀ DI FAR CONOSCERE LO STATO DELLE COSE IN AREE GEOGRAFICHE SPESSO DIMENTICATE.

PER QUESTO, OGNI CONDIVISIONE È PER NOI DAVVERO IMPORTANTE.

https://wearenatureexpedition.org/

I video sono disponibili anche sul nostro canale

https://youtube.com/?si=kvnHYFQf51ktpxAd

Web design, foto e video: Davide Agati
Testi e interviste: Valeria Barbi

28/12/2025

Il webdoc è finalmente online e, da oggi, potete vedere la prima puntata dedicata all’Alaska su wearenatureexpedition.org

➡️ 3 video-racconti
➡️ 2 interviste integrali a Rick Thoman, professore all’International Arctic Center di Fairbanks e a David Holen, Resilient specialist presso l’Alaska Sea Grant
➡️ Foto e approfondimenti su sovrasfruttanento, inquinamento da petrolio, scioglimento dei ghiacci, specie in via di estinzione, comunità locali e progetti innovativi.

“Il nome deriva dalla parola alyeska che, nella lingua degli indigeni aleutini che tuttora vivono tra le omonime isole e la Kamchatka russa significa “territorio principale” o, più precisamente, “quell’oggetto contro il quale si scontra l’azione del mare”. Comprata dagli Stati Uniti alla Russia nel 1867 per la ridicola cifra di 7,2 milioni di dollari, questa terra è da sempre sinonimo di avventura, pericolo, sfrontatezza, di vita selvaggia nella sua pura essenza. Una frontiera, anche mentale, tra quello che la spinta verso la modernità ha da sempre imposto all’uomo e il desiderio di tornare a tradizioni ancestrali […] Dall’arrivo dei cacciatori siberiani nel XVIII secolo all’odierna esplorazione petrolifera nella regione artica, l’Alaska è sempre stata caratterizzata da un destino semplice e al contempo grandioso: gli sforzi di chi vi arrivava per trarre sostentamento dalle vaste ricchezze naturali della regione e vi rimaneva, nonostante le condizioni estreme, al costo della fame, al costo della vita. Da sempre calamita per sognatori e ribelli, persone che ancora oggi pensano che la vastità e la natura incontaminata dell’ultima frontiera possano ricucire i bordi delle loro esistenze […] continua ad attrarre, anno dopo anno, migliaia di visitatori, ognuno con la sua personale ricerca da compiere”. Tra questi, nell’agosto del 2022 c’eravamo anche noi ed eravamo determinati a scoprire cosa rimane, oggi, “dell’ultimo avamposto selvaggio del Pianeta” e come le attività umane stanno cambiando il volto dell’Alaska.
(Racconto liberamente tratto da “Dall’Alaska alla Patagonia” di per )

Webdoc design, foto e video di

Ed eccoci qui, a salutare il 2025 riscaldati dalle luci calde di quello studio che tante volte ha accolto le storie che ...
27/12/2025

Ed eccoci qui, a salutare il 2025 riscaldati dalle luci calde di quello studio che tante volte ha accolto le storie che siamo andati a scovare in giro per le Americhe.

Questa volta abbiamo raccontato a Sveva, e a tutti voi che ci avete seguito (e siete stati tantissimi), le vicende di chi lotta per la natura. Abbiamo presentato “Dall’Alaska alla Patagonia, viaggio attraverso gli ecosistemi più straordinari del mondo”, il libro di pubblicato da in cui Valeria racconta le avventure vissute in 22 mesi sul campo, e la mostra The Wild Line che attraverso gli scatti di immortala alcuni dei volti e delle storie più iconiche, forti, avvincenti e importanti di cui siamo stai testimoni.

Storie che meritano di essere conosciute perché sono anche un po’ quelle di tutti noi che di questo Pianeta facciamo parte.

Grazie dunque, ancora una volta, alla redazione di per l’affetto e lo spazio ma anche per la tenacia con cui cerca di ridare alla televisione la dignità che merita e per la volontà di riportare in auge il racconto lento, quello fatto di approfondimenti ed emozioni.

I racconti della spedizione lungo la non sono finiti e sono ancora tante le sorprese che abbiamo in serbo per voi. Una di queste arriverà domani, per cui .

E fra 3 settimane, si riparte. Saremo di nuovo insieme, di nuovo sul campo, di nuovo pronti a gettare il cuore oltre l’ostacolo. E apriamo come sempre di poter contare sul vostro supporto!

nature

Dal risultato finale al backstage. Breve storia di come si può allestire una mostra fotografica in 3 giorni di lavoro in...
16/11/2025

Dal risultato finale al backstage. Breve storia di come si può allestire una mostra fotografica in 3 giorni di lavoro intensivo e con una squadra con i fiocchi guidata da

The Wild Line è visitabile all’interno del museo di Padova e rimarrà allestita fino al 6 gennaio.
Poi, continuerà il suo viaggio in giro per l’Italia perché le storie che abbiamo raccolto dall’altra parte del mondo, e che ha racchiuso nei suoi splendidi scatti, meritano di essere osservate e ascoltate.

07/10/2025

‼️Il momento è arrivato‼️

➡️ The Wild Line, la linea selvaggia che lega indissolubilmente l’essere umano a specie ed ecosistemi. Invisibile, spesso così logorata da sembrare pronta a spezzarsi. Eppure sempre presente in ciò che siamo e in tutto ciò che facciamo.

🛣️ Una linea naturale che si sovrappone e si snoda lungo altre linee artificiali, come le strade, dove si svolgono storie e si compiono esistenze fatte di coesistenza e conflitto. Ma anche una linea che evidenzia le conseguenze delle nostre azioni quotidiane in questa parte del mondo, con quello che accade in luoghi che percepiamo lontani da noi ma non lo sono poi così tanto. 

🌎 La mostra di Davide Agati ripercorre la lungo la nata dal progetto , il reportage ideato e condotto insieme alla giornalista ambientale Valeria Barbi : un attraverso le immagini che inizia in e arriva fino a Los Esteros del Iberá, in , per dimostrare che se la devastazione è allarmante, il Pianeta è ancora popolato da comunità e singoli individui che non si arrendono alla perdita di varietà e bellezza, così come di tradizioni e culture indissolubilmente legate alla sopravvivenza di specie animali e vegetali che, ogni giorno, si vedono portare via un pezzetto del loro .

📸 Accanto ad ogni foto, un racconto che aiuta lo spettatore a comprendere quello che sta osservando e perché è importante non chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

➡️ La mostra, pensata per essere itinerante, sarà allestita in diverse prestigiose location:

📍 17-18 ottobre 2025, Castello del Valentino, Sala delle Colonne (Torino) in occasione del Festival FOR - For The Earth

📍9 novembre - 31 dicembre 2025, Museo (Padova).

🗓️ Continua a seguirci per scoprire le prossime date.

‼️ Se sei interessato ad ospitare la mostra, scrivici in DM.

A year into the wild.12 months spent to unveil the beauty of the creatures we coexist with, in this stunning Planet Eart...
31/12/2024

A year into the wild.

12 months spent to unveil the beauty of the creatures we coexist with, in this stunning Planet Earth.

365 days, many of them spent documenting stories about the natural world along the Pan-American Highway to discover that, beyond Ushuaia, there is no end of the world and that together we can continue to live on a wonderful Planet.

🇬🇧Wandering through the woods with your eyes pointed downward, it is easy to get lost among the small treasures that, in...
02/11/2024

🇬🇧
Wandering through the woods with your eyes pointed downward, it is easy to get lost among the small treasures that, in autumn, hide the carpet of fallen leaves after the rain.

Among the most fascinating ones we captured on our last outing in Molise, in the Collemeluccio-Montedimezzo MAB nature reserve:

A gall, which is a leaf swelling caused by an insect bite. In this case it is Mikiola fagi or Cecidomia of the beech, caused by a phytophagous dipteran whose larvae grow inside; and a coral fungus of the genus Ramaria.

🇮🇹
Girovagando per i boschi con gli occhi puntati verso il basso, è facile perdersi tra i piccoli tesori che, in autunno, custodisce il tappeto di foglie cadute dopo la pioggia.

Tra i più affascinanti che abbiamo catturato nell’ultima uscita in Molise, nella riserva naturale MAB di Collemeluccio-Montedimezzo:

una galla, ossia un rigonfiamento della foglia provocato dalla puntura di un insetto. In questo caso si tratta di Mikiola fagi o Cecidomia del faggio, provocata da un dittero fitofago le cui larve crescono all’interno;
e un fungo corallo del genere Ramaria.

📸
🖋️

🇬🇧Despite the importance for the development of many human activities, infrastructure construction is one of the main ca...
31/10/2024

🇬🇧
Despite the importance for the development of many human activities, infrastructure construction is one of the main causes of habitat fragmentation. The impacts include destruction of habitats due to road building, injury or killing of animals by , disturbance, and its negative effects on due to noise, light and movement.

The physical presence of and railways in the landscape, in fact, creates new habitat edges, alters hydrological dynamics, and disrupts natural processes and habitats. Maintenance and operational activities contaminate the surrounding environment with a variety of chemical pollutants and noise. In addition, infrastructure and traffic impose movement barriers to most terrestrial animals and cause the death of millions of individual animals per year.

Despite this is a major problem in as well, and in Europe in general, the majority of infrastructure projects are expected to take place in biodiversity-rich developing countries. Something that will make it even more in danger.

🇮🇹
Nonostante l’importanza per lo sviluppo di molte attività umane, la costruzione di infrastrutture è una delle principali cause di frammentazione degli habitat. A questo si aggiungono il ferimento o l’uccisione di animali a causa del traffico, il disturbo e gli effetti negativi sulla fauna selvatica dovuti al rumore, alla luce e al movimento.

La presenza fisica di strade e ferrovie altera le dinamiche idrologiche e sconvolge i processi naturali e gli habitat. Le attività di manutenzione e di esercizio contaminano l’ambiente circostante con inquinanti chimici e rumore. Inoltre, le infrastrutture e il traffico impongono barriere di movimento alla maggior parte degli animali terrestri e causano la morte di milioni di animali all’anno.

Nonostante questo sia un problema importante anche , e in Europa in generale, la maggior parte dei progetti infrastrutturali è in previsione in Paesi in via di sviluppo, mettendone a rischio la straordinaria di cui sono custodi.

🇬🇧Between 2015 and 2022, i.e., in just 8 years, the Monte Genzana Alto Gizio Nature Reserve and Rewilding Apennines Asso...
27/10/2024

🇬🇧
Between 2015 and 2022, i.e., in just 8 years, the Monte Genzana Alto Gizio Nature Reserve and Rewilding Apennines Associations together with Salviamo l’Orso, protected 107 herds (about 95 percent of the total in the Pettorano area) achieving a 100 percent reduction in bear damage in 2020.

In the photos, some of the deterrence tools that are being used: from electrifications, to baskets for storing garbage in such a way that no food is left within the bear’s reach, to shepherd dogs, and informational signs that tell the story of the project and highlight data, stories and behaviors to be adopted in case of an encounter with the plantigrade.

Coexistence can be done.

🇮🇹
Tra il 2015 e il 2022, quindi in soli 8 anni, la Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio e le Associazioni Rewilding Apennines insieme a Salviamo l’Orso, hanno protetto 107 allevamenti (circa il 95% del totale presente nel territorio di Pettorano) ottenendo una riduzione del 100% dei danni da orso nel 2020.

Nelle foto, alcuni degli strumenti di dissuasione che vengono utilizzati: dalle elettrificazioni, ai cestini per riporre i rifiuti in modo tale da non lasciare cibo a portata di orso, fino ai cani da pastore e i cartelli informativi che raccontano la storia del progetto ed evidenziano dati, storie e comportamenti da adottare in caso di incontro con il plantigrado.

La coesistenza si può fare.





📸
🖋️

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Manaus, AM

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