Maxazzurro “Calcio in Costume”

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La Storia di Giacomo “Bud” Mattoni ⚪️Giacomo Mattoni nasce a Firenze il 20.06.1985, e lo chiamano Bud, per la somiglianz...
15/01/2026

La Storia di Giacomo “Bud” Mattoni ⚪️

Giacomo Mattoni nasce a Firenze il 20.06.1985, e lo chiamano Bud, per la somiglianza con Bud Spencer. Un soprannome che ben gli calza, perché dietro la sua forza si nasconde quel motto che lo accompagna da sempre: “Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo”.

Il suo percorso nel Calcio Storico inizia quasi per caso, nel 2014, quando provò ad allenarsi una decina di volte. In quel momento capì che quello era il suo gioco: decise di provarci sul serio. L’anno successivo, nel 2015, arrivò l’esordio vero e proprio, che segnò l’inizio della sua storia.

Dal 2015 al 2019 prese parte a 9 incontri ufficiali, tutti doppi, vincendo tre tornei. In quel periodo mise a segno due parate decisive: la prima con gli Azzurri nel 2015, la seconda con i Rossi nel 2017. Sono proprio questi interventi a darmi le emozioni più forti, perché da portiere è lì che sento di lasciare davvero il segno.

Il ruolo di portiere gli era naturale: lo aveva interpretato fin da bambino nel calcio tradizionale, dagli otto ai trentaquattro anni, e lo riportò dentro l’arena, con cuore e sacrificio. Nel 2018 p***e in semifinale con i verdi

Fondamentale fu l’incontro con Maurizio Barni, che già lo aveva allenato alla Lastrigiana. Fu lui a spingerlo a provare, conoscendo bene le sue qualità. Lo fece subito esordire e Giacomo non lo deluse: al contrario, diede tutto per il suo colore, conquistando la fiducia dei compagni e l’affetto della gente. Per questo gli è sempre riconoscente.

Il primo anno rimane indimenticabile: una parata decisiva, una caccia, un assist e, infine, la vittoria del Palio. Un inizio da incorniciare.

Accanto alle prestazioni sportive, ci sono i ricordi che custodisce con affetto. Come le scaramanzie con il suo amico fraterno Cristian Furiosi, con cui la sera prima delle partite si prendevano in giro con pronostici scherzosi: “Domani ti faccio caccia, parata e KO!”. Spesso le prime due andavano in porto, ma il KO finiva per prenderlo lui, tra le risate comuni. O ancora le parole di Gianni Benvenuti, che lo conosceva da ragazzino e che gli ripeteva che il Calcio Storico sarebbe stato il suo destino.

C’è chi lo definisce un calciante “anni ’80”, come gli ricorda l’amico Lucignolo (Maurizio Parrini). E in effetti Giacomo non ha mai cercato scorciatoie: niente palestra, niente sport da combattimento, solo strada, lavoro da muratore e imbianchino, e quella genuinità che lo rende uno degli ultimi rappresentanti del vecchio stampo.

La sua ultima partita fu la finale del 2019, che non ebbe il finale sperato. Da allora non è più sceso in campo, ma è rimasto vicino alla squadra, sempre pronto a sostenere e aiutare i compagni. Oggi ha 40 anni, ma non esclude un ritorno: perché il Calcio Storico, per lui, non è mai stato soltanto un gioco,
è vita, fratellanza e amore eterno per il Bianco.

Fonte: Giacomo Mattoni

📜 Nota di responsabilità

Tutto ciò che viene riportato in queste pagine è frutto di testimonianze personali fornite direttamente dai protagonisti.
Il mio lavoro si limita esclusivamente a raccogliere, rielaborare e dare forma scritta a ciò che gli interessati hanno deciso liberamente di condividere.

Pertanto, ogni informazione, aneddoto o ricordo appartiene unicamente alla voce e alla responsabilità di chi ha scelto di raccontare la propria storia.
Io non aggiungo, non invento e non modifico il contenuto sostanziale: mi limito a trasformare in narrazione ciò che mi viene consegnato.

Questo garantisce rispetto della verità personale di ciascun protagonista, tutela la loro identità e assicura che il testo finale sia fedele a quanto espresso dai diretti interessati.

E allora Fiorenza in primis, pugno chiuso e cuore aperto, 🔵🟢⚜️⚪️🔴perché prima di tutto viene lei, la città che ti cresce...
13/01/2026

E allora Fiorenza in primis, pugno chiuso e cuore aperto, 🔵🟢⚜️⚪️🔴
perché prima di tutto viene lei, la città che ti cresce addosso come una pelle dura e sincera.

Noi siamo quelli di Bona Ugo, razza antica e pancia fiera,
quelli che a tavola ‘biasciano, sbrodolano e se serve ti mollano pure una labbrata,
perché la fame un si discute e il rispetto passa anche dai denti.
Siamo quelli che si soffiano il naso con la pezzola,
che quando siamo sporchi siamo sudici davvero
e invece del rubinetto s’apre la hannella, senza tante cerimonie.
Siamo quelli che sbarellano,
che un vestito nuovo un lo mettono: lo incignano,
quelli briachi intinti, bagnati mezzi,
che d’estate grondano di sudore come muri vecchi al sole
e d’inverno zizzolano dal freddo,
tutti imbauccati per non piglià fresco, perché il vento dell’Arno un perdona.

Ai tocco si va a desinare,
non siamo scemi, siamo solo un po’ rintronati dalla vita.
Si mangia popone, cignale, conigliolo,
e per terra si vedono le formihole,
sui muri ragnoli e terrantole,
i topi son caccole, i ratti tarponi,
e si va in giro strascìoni, con la maglia tutta sbudellata,
ma con l’orgoglio cucito dentro.
Noi ti si prende in collo,
un si sale: si m***a,
un si lavano i piatti: si rigovernano,
e quando si fa tardi è sempre:
“Gnamo, è tardi, s’ha a dì d’andà?”
Per spazzare c’è la granata,
per pulire si dà ’i cencio,
e a carte si gioca col Regio e col Gobbo,
perché anche lì, si vince o si perde, ma alla nostra maniera.
Siamo quelli che ce n’ho un fottìo,
che fa diaccio marmato,
che il primo giorno di mare pigliano la fiammaha
che mangiano a UFO!!
e se serve ti dicono chiaro: “Levati di ’ulo”.
Un siamo mica venuti aim’mondo perché mancava uno,
e se uno è poco furbo… un batte pari.
Siamo cresciuti dicendo:
“No macché!”
prima ancora di imparare a dire sì.
E ricordatevelo bene:
questo è italiano,
il resto è dialetto,
ma il cuore…
il cuore è solo Fiorenza.
🔵🟢⚜️⚪️🔴

Storie, Aneddoti e Miti di Fiorenza ⚜️ Sotto la Loggia del Mercato Nuovo, a pochi passi dalla Fontana del Porcellino, il...
12/01/2026

Storie, Aneddoti e Miti di Fiorenza ⚜️


Sotto la Loggia del Mercato Nuovo, a pochi passi dalla Fontana del Porcellino, il viavai dei turisti e dei fiorentini scorre distratto sopra una pietra rotonda che quasi nessuno guarda davvero. Eppure quella lastra liscia, consumata dal tempo, custodisce una delle storie più dure e spietate della Firenze antica. È la pietra dello scandalo, detta anche pietra dell’acculata, silenziosa testimone di una punizione che faceva tremare mercanti e debitori più di qualsiasi multa o prigione.

Nei secoli in cui Firenze prosperava grazie al commercio, la fiducia valeva quanto l’oro. Tradirla significava perdere tutto, non solo i beni ma l’onore, che in una città di mercanti era la vera ricchezza. L’acculata nasceva proprio da questa esigenza di giustizia esemplare. Chi non pagava i debiti o chi imbrogliava negli affari veniva condotto in pubblico, nel cuore pulsante del mercato, dove ogni sguardo diventava un’accusa. Il condannato finiva con il fondo schiena a terra, umiliato davanti a tutti, dando origine a quell’espressione ancora viva oggi che dice più di mille spiegazioni: essere con il c**o a terra, ridotti in miseria e senza dignità.

Le radici di questa pratica affondano nel mondo romano, dove la bancarotta prevedeva la resa pubblica dei beni e l’esposizione del corpo come segno di vergogna. Firenze, erede di quella tradizione giuridica e morale, fece propria l’idea che la colpa economica dovesse essere visibile, quasi urlata alla città. Fu nel Cinquecento, con la costruzione della Loggia del Mercato Nuovo, che l’acculata divenne un vero e proprio rituale di giustizia. Al centro del pavimento venne collocato un tondo di marmo bicolore raffigurante una ruota del Carroccio, simbolo della Repubblica. Un emblema nato per la guerra che finì per diventare strumento di punizione civile.

Quel luogo non fu scelto a caso. La Loggia brulicava di voci, affari, contrattazioni. Infliggere la pena lì significava trasformarla in uno spettacolo, in un ammonimento vivente. Mercanti disonesti, falliti insolventi, truffatori e falsari venivano scortati fin sotto la Loggia dalle guardie del Bargello. La sentenza, spesso sostenuta dalle stesse corporazioni mercantili, veniva eseguita davanti alla folla. Il colpevole veniva denudato, immobilizzato e sbattuto con violenza sulla pietra, più volte, tra risate, insulti e fischi. Il rumore sordo del corpo contro il marmo si mescolava allo scherno della gente, rendendo l’umiliazione totale e indelebile.

Non era solo il dolore fisico a segnare il condannato, ma la vergogna. Dopo l’acculata, molti erano costretti a cambiare mestiere o a lasciare la città. Talvolta il banco del mercante veniva distrutto, gesto simbolico che sanciva la perdita del diritto di commerciare. Era una morte civile, una cancellazione sociale studiata per proteggere l’integrità dell’economia fiorentina e l’onore delle arti. La punizione non colpiva solo l’individuo, ma parlava a tutta la comunità, ricordando a ciascuno il prezzo del tradimento.

Con il passare dei secoli, però, anche Firenze cambiò volto e coscienza. Le idee illuministe portarono una nuova visione della giustizia, meno spettacolare e più umana. Sotto il Granducato di Pietro Leopoldo, l’acculata venne considerata una pratica crudele e indegna di uno Stato moderno. Tra la fine del Settecento e l’Ottocento, la punizione fu abolita e relegata al passato.

Oggi la pietra dello scandalo resta lì, al centro della Loggia, levigata dai passi e dall’indifferenza. È diventata un dettaglio folkloristico, una curiosità per chi conosce la sua storia. Ma basta fermarsi un attimo, posare lo sguardo su quel cerchio di marmo, per sentire ancora l’eco di una Firenze severa e implacabile, dove l’onore valeva più della vita e la vergogna era la più dura delle condanne.

Oggi è il compleanno del Maestro Luciano Artusi , e dirlo così sembra riduttivo, perché Luciano non è soltanto un uomo c...
11/01/2026

Oggi è il compleanno del Maestro Luciano Artusi , e dirlo così sembra riduttivo, perché Luciano non è soltanto un uomo che compie anni, ma un frammento vivo di questa città, una delle sue voci più riconoscibili, uno dei suoi battiti più autentici.

Lo conosco, e questa è una fortuna che porto con rispetto. Di lui ho sempre ammirato la sostanza prima ancora della parola, la coerenza prima del gesto, quella capacità tutta fiorentina di essere profondo senza mai ostentarlo. Luciano è Firenze quando Firenze smette di essere cartolina e torna ad essere anima: ruvida e gentile, ironica e severa, colta ma popolare, capace di memoria e di visione.

In lui convivono le pietre antiche e il passo dell’uomo che cammina oggi, la storia raccontata senza polvere e l’orgoglio mai urlato di chi sa da dove viene. È uno di quelli che non hanno bisogno di spiegare Firenze, perché la incarnano. Basta ascoltarlo, basta guardarlo stare nel mondo.

Per questo oggi non è solo un compleanno, ma un ringraziamento.
Per la sua presenza, per la sua dignità, per quella fiorentinità vera che non chiede applausi ma lascia il segno.

Auguri Luciano.
Che il tempo continui a trattarti come fai tu con Firenze: con rispetto, passione e verità.

La Storia di Alessio Falciani Alessio FalcianiNato a Firenze il 4 giugno 1974, Alessio cresce nel cuore del  “Ponte di M...
08/01/2026

La Storia di Alessio Falciani

Alessio Falciani
Nato a Firenze il 4 giugno 1974, Alessio cresce nel cuore del “Ponte di Mezzo, dove fin da bambino respira il colore azzurro.
Da giovanissimo viene accompagnato al campo da Emanuele Ceccherelli: ancora minorenne inizia ad allenarsi, restando per anni a contatto con i calcianti più forti, gli “storici”, da cui impara lo spirito e la durezza del gioco. Si allena per quasi dieci anni prima di scendere finalmente in piazza.

Il debutto arriva nel 1999, ma quell’esordio porta con sé un prezzo alto: una rissa fuori dalla piazza con i Rossi gli costa due anni di squalifica e un anno di DASPO. Nel 2003 lascia Firenze, lontano dai suoi colori, fino a quando – nel 2016 – l’amico fraterno Marcello Trotta lo riporta al campo. È l’anno della finale giocata con i Bianchi.

Nel 2017 un grave infortunio lo costringe all’asportazione della milza. Due anni dopo, durante una partita contro i Bianchi, subisce una frattura di tredici costole – otto delle quali scomposte – con sfondamento della pleura e conseguente pneumotorace. Nonostante tutto, rimane in campo e porta a termine la gara, esempio di una tempra indomita. L’ultima partita la disputa nel 2021, coronandola con la vittoria sui Verdi.

Finita l’esperienza nel Calcio Storico, si avvicina all’harpastum a Roma, continuando a vivere il contatto fisico e lo spirito antico della lotta collettiva.

Da sempre ultras viola, torna stabilmente in Curva Fiesole nel 2012, dopo anni di lontananza dovuti al trasferimento. La sua storia rimane intrecciata al colore azzurro, a Firenze e a quello spirito che non abbandona mai chi ha calcato la sabbia di Santa Croce.

Fonte: Alessio Falciani

📜 Nota di responsabilità

Tutto ciò che viene riportato in queste pagine è frutto di testimonianze personali fornite direttamente dai protagonisti.
Il mio lavoro si limita esclusivamente a raccogliere, rielaborare e dare forma scritta a ciò che gli interessati hanno deciso liberamente di condividere.

Pertanto, ogni informazione, aneddoto o ricordo appartiene unicamente alla voce e alla responsabilità di chi ha scelto di raccontare la propria storia.
Io non aggiungo, non invento e non modifico il contenuto sostanziale: mi limito a trasformare in narrazione ciò che mi viene consegnato.

Questo garantisce rispetto della verità personale di ciascun protagonista, tutela la loro identità e assicura che il testo finale sia fedele a quanto espresso dai diretti interessati.

🔵🟢⚜️⚪️🔴Un nuovo anno si apre sotto il cielo di Fiorenza, e non è mai un anno qualunque.È un altro giro di sole che accar...
31/12/2025

🔵🟢⚜️⚪️🔴

Un nuovo anno si apre sotto il cielo di Fiorenza, e non è mai un anno qualunque.
È un altro giro di sole che accarezza le pietre antiche, un altro battito che si aggiunge al cuore del Calcio Storico Fiorentino, che non è solo gioco, ma memoria viva, sangue, appartenenza.

Con il nuovo anno torna la speranza che ci sia nuova linfa giovanile, non solo sul sabbione di Santa Croce, ma in tutti i volti e in tutte le mani che danno vita a ciò che ruota attorno al Corteo Storico Fiorentino: musici, sbandieratori, personaggi, armigeri, artigiani, custodi silenziosi di una storia che non chiede di essere inventata, ma rispettata.

Perché Fiorenza non vive un solo giorno all’anno.
Fiorenza vive tutto l’anno.

Vive nel Capodanno Fiorentino.
Nello Scoppio del Carro.
Nella Festa di San Giovanni, con il Calcio Storico Fiorentino e i suoi fuochi che illuminano la città.
Nella Festa di San Lorenzo, sotto il cielo d’agosto.
Nella Festa della Rificolona, tra luci e passi lenti nelle strade.
Da quelle mai dimenticate, come la Festa del Grillo; o nella Cavalcata dei Magi, nel Trofeo Marzocco.

Ogni evento è un filo, e tutti insieme tengono saldo il tessuto di Fiorenza.

Tutto questo non è folklore.
È identità.
È tradizione da tradurre, da spiegare, da custodire e consegnare alle nuove generazioni come si fa con le cose preziose: con rispetto, dedizione e amore.

Essere fiorentini non è solo nascere qui.
È sentirsi responsabili di questa eredità.
È la fortuna, e il dovere, di proteggere ciò che abbiamo ricevuto, perché nessuna tradizione sopravvive se non viene vissuta.

Che questo nuovo anno porti giovani cuori pronti ad ascoltare, imparare, sbagliare e restare.
Che capiscano che Fiorenza non si guarda soltanto: si serve.
E che l’amore imprescindibile che lega i fiorentini alla loro città continui a ba***re, forte, come un tamburo che chiama a raccolta.

Per Fiorenza.
Per la sua storia.
Per chi c’era, per chi c’è, e per chi verrà.

Buon 2026 di pace 🌈serenità 🕉️ salute ❤️e tradizione ⚜️

Indirizzo

Sesto Fiorentino

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