Telejato

Telejato Scarica l'app di Telejato, disponibile su Google Play e App Store L'indomani ha condotto il telegiornale mostrando in diretta i lividi visibili sul viso.

Telejato è un'emittente di televisione comunitaria con sede a Partinico, nota soprattutto per le sue campagne contro Cosa nostra e per la gestione di Pino Maniaci, che la rileva nel 1999 in stato di "imminente collasso finanziario", a causa dei debiti contratti dalla sua precedente gestione, saldati successivamente da Maniaci. Nasce quello che viene definito "il telegiornale più lungo del mondo",

con un totale di due ore di servizi, tanto da diventare una sorta di "CNN amatoriale e in miniatura". Negli anni l'attività dell'emittente si è caratterizzata per la sua opera di informazione orientata alle notizie relative alla criminalità organizzata, spesso con toni di denuncia in un bacino d'utenza caratterizzato storicamente dalla forte presenza mafiosa: Alcamo, Partinico, Castellammare del Golfo, San Giuseppe Jato, Corleone, Cinisi, Montelepre. Altri temi trattati sono quelli relativi alla gestione amministrativa, questione ambientale, economia, degrado del clima politico, speculazioni sul territorio. Nel panorama informativo italiano Telejato è di fatto il punto di riferimento per redazioni e giornalisti nazionali che ricercano notizie nell'area di operatività dell'emittente. Letizia Maniaci di Telejato, figlia di Pino, è stata insignita nel 2005 del premio intitolato a Maria Grazia Cutuli come giovane giornalista emergente, e nel 2012 ha ricevuto il premio Caponnetto. Tra i collaboratori dell'emittente vi è anche Salvo Vitale, già conduttore con Peppino Impastato di Radio Aut. L'ex boss di Cosa nostra, Bernardo Provenzano, durante la sua latitanza si è fatto installare un'antenna per seguire il telegiornale condotto da Pino Maniaci che, ogni 31 gennaio, giorno del suo compleanno, gli faceva ironicamente gli auguri. Si dice che il giorno dell'arresto di Provenzano, avvenuto l'11 aprile 2006, la sua televisione fosse sintonizzata proprio su Telejato. Negli anni i collaboratori dell'emittente e il proprietario, Pino Maniaci, hanno ricevute molteplici minacce e subito diversi attentati mafiosi. Tra i più gravi c'è il pestaggio subito da Pino Maniaci in seguito all'abbattimento di cinque stalle abusive costruite a Partinico dalla famiglia mafiosa Vitale detta Fardazza e denunciate da Telejato: Michele Vitale, figlio allora minorenne del boss Vito Vitale, il 30 gennaio del 2008 ha cercato di strozzare il giornalista con la sua stessa cravatta, senza successo grazie al doppio nodo. L'aggressione ha però provocato a Maniaci diversi ematomi, fratture e la tumefazione dell'occhio destro. Il 28 aprile 2021, Pino Maniaci annuncia sui suoi social l'estensione del segnale di Telejato in tutta la Sicilia. Per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Telejato

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19/01/2026

EDIZIONE DI TELEJATO NOTIZIE 19 01 26

10/01/2026

EDIZIONE TELEJATO NOTIZIE DEL 10 01 26

20/12/2025

PARTINICO CONSIGLIO COMUNALE DEL 20 12 25

19/12/2025

PARTINICO; CONSIGLIO COMUNALE DEL 19 12 25

12/12/2025

CONSIGLIO COMUNALE DEL 12 12 25

10/12/2025

PARTINICO; CONSIGLIO COMUNALE
DEL 10 12 25

25/11/2025

Oggi, nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, voglio raccontarvi la storia di Ida Castelluccio. Per farlo prendo spunto da un post di suo nipote Nino Morana, che non ha mai potuto conoscere la zia se non attraverso i racconti della mamma e dei nonni.

Ida aveva diciannove anni, dei grandi occhi azzurri, e una passione per lo studio della storia antica, in particolare la Grecia, tanto da iscriversi al liceo classico con il desiderio di diventare insegnante.

Il 6 agosto del 1986 conobbe Nino Agostino. Lui era un poliziotto ed era anche il fratello della sua amica Flora. L'incontro avvenne durante la festa per i quindici anni dell'amica. Nonostante inizialmente fosse infastidita dal carattere estroverso di lui, se ne innamorò. E due anni dopo, l'1 luglio 1989, si sposarono.

Quel giorno Ida indossò l’abito cucito da Augusta, la madre di Nino, e al collo un filo di perle che le aveva regalato lui. Partirono subito per il viaggio di nozze in Grecia, la meta scelta in onore della passione di Ida. Aspettavano un bambino, lei era incinta di pochi mesi, e non vedevano l'ora di costruire il loro nucleo familiare nella casa in cui avevano deciso di vivere ad Altofonte, vicino Villagrazia di Carini.

Il 5 agosto 1989 raggiunsero la famiglia di Nino al mare. Erano appena tornati dal viaggio di nozze e, dopo aver ritirato l'album di nozze e averlo mostrato a una vicina, stavano rientrando nella villetta dei genitori di Nino. Arrivati al cancello, due pezzi di m***a in motocicletta si avvicinarono e spararono, uccidendo Nino. Ida cercò disperatamente di salvare il marito e urlò agli assassini "Io so chi siete". Ma quella frase le costò la vita. Spararono anche a lei, uccendola insieme al bambino che portava in grembo.

Un colpo soltanto, al cuore. Come ultimo gesto d'amore, con le sue ultime forze si trascinò a carponi verso suo marito, per morire accanto a lui.

I funerali si tennero il 10 agosto e vi presero parte anche i giudici Falcone e Borsellino.

​Ida non era soltanto "la moglie di". Era una ragazza piena di vita, coraggiosa e altruista, che faceva volontariato presso l’istituto Villa Nave a Palermo, dove dedicava il suo tempo e la sua dolcezza ai minori con disabilità, condividendo con loro regali, dolci e addirittura i guadagni degli straordinari di suo marito Nino.

Venne assassinata con una violenza inaudita da non-uomini, da pezzi di m***a non paragonabili nemmeno a delle bestie, perché le bestie non commettono certi orrori.

Ida non aveva colpe. O meglio, le aveva per i suoi assassini: la colpa di conoscere i segreti di Nino, di condividerne le confidenze e sostenerlo mentre dava la caccia ai latitanti. La colpa di non tacere davanti alla violenza mafiosa mentre le ammazzavano il marito che tanto amava. Venne uccisa nello stesso luogo in cui si erano conosciuti. Esattamente tre anni dopo.

Leggete attentamente ciò che scrive Nino Morana, il nipote:
"La mafia ha scelto di ucciderla volontariamente, ma lo Stato Italiano ha scelto di ucciderla nuovamente con la vergognosa sentenza in Cassazione del 30 gennaio, che ha annullato il processo in appello per l’omicidio di Nino Agostino rinviando a nuovo giudizio Nino Madonia, mentre per Ida Castelluccio è subentrata la prescrizione del reato, perché quella ragazza di diciannove anni è considerata una vittima collaterale e non un obiettivo premeditato. Una scelta tanto scabrosa quanto mortificante, che ha profanato la vita e la morte di quella ragazza neanche ventenne. Mio zio Nino poneva fiducia solamente in sua moglie, e il 5 agosto 1989 i mafiosi - e chi li ha mandati - sono stati così vigliacchi da scegliere deliberatamente di uccidere mio zio in un momento di festa, consapevoli che potesse essere disarmato e che la sua unica priorità sarebbe stata quella di proteggere sua moglie Ida, incinta. Hanno scelto di ucciderli insieme. Perché anche Ida era un bersaglio. Sapevano che aiutava Nino nelle indagini a San Giuseppe Jato, che custodiva i suoi segreti. Lasciarla in vita sarebbe stato troppo rischioso. L’omicidio di Ida rientra perfettamente in quel sistema patriarcale mafioso, che, con gli omicidi di altre donne come Lia Pipitone, Lea Garofalo, Rita Atria e purtoppo tantisime altre, tende a sminuire le figure di queste donne che invece hanno scelto di combattere per essere libere.

Il loro amore non andrà in prescrizione, la verità non va e non deve andare in prescrizione".

***a

01/10/2025

“L’Associazione Amici di Totò…a prescindere!-Onlus! e “l’Università della terza età di Salerno”, in occasione delle celebrazioni del 127° anniversario della nascita del Grande Artista Antonio de Curtis, Totò, e del 58° anniversario della morte, organ

Stasera alle 21.00 in diretta anche su questa pagina la conferenza stampa di Fratelli d'Italia Partinico.
01/10/2025

Stasera alle 21.00 in diretta anche su questa pagina la conferenza stampa di Fratelli d'Italia Partinico.

Stasera alle ore 21.00, sui social di Telejato e sul canale 195 del digitale terrestre, trasmetteremo in diretta una conferenza stampa di Fratelli d'Italia Partinico che si preannuncia tutt'altro che ibrida. Restate connessi.

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11/09/2025

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𝐀𝐍𝐓𝐎𝐍𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐌𝐎𝐍𝐓𝐀𝐍𝐓𝐄 𝐒𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐒𝐄𝐆𝐍𝐀 𝐈𝐍 𝐂𝐀𝐑𝐂𝐄𝐑𝐄, 𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐀 “𝐂𝐎𝐑𝐓𝐄” 𝐍𝐄𝐒𝐒𝐔𝐍𝐎 𝐇𝐀 𝐍𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐃𝐀 𝐀𝐌𝐌𝐄𝐓𝐓𝐄𝐑𝐄?

𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 ha deciso di varcare la soglia del carcere in maniera autonoma.
Finisce così la vicenda processuale dell’ex paladino di certa “𝐚𝐧𝐭𝐢𝐦𝐚𝐟𝐢𝐚”, condannato con 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨.

La lettura delle motivazioni della condanna in Cassazione e la fine della sua carriera pubblica impongono alcune riflessioni.
𝐑𝐢𝐭𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞, 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚, 𝐚𝐝 𝐞𝐬𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐞𝐭𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚. 𝐓𝐫𝐨𝐩𝐩𝐢 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢 “𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞𝐯𝐨𝐥𝐢”.

Montante non è divenuto ciò per cui è stato condannato da solo: c’è stato un “𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚” e una “𝐜𝐨𝐫𝐭𝐞” che per anni sono andati avanti allegramente.
𝐕𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨-𝐩𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’❞𝐚𝐧𝐭𝐢𝐦𝐚𝐟𝐢𝐚❞, 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐞 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐛𝐥𝐚𝐬𝐨𝐧𝐚𝐭𝐞.

Lo hanno chiamato “𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞”, una vera e propria 𝐏𝟐 𝐬𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚, non a caso:
❞𝑼𝒏 𝒖𝒐𝒎𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒉𝒂 𝒄𝒓𝒆𝒂𝒕𝒐 𝒅𝒂𝒍 𝒏𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒖𝒏’𝒂𝒍𝒍𝒂𝒓𝒎𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒗𝒂𝒔𝒊𝒗𝒂 𝒓𝒆𝒕𝒆 𝒊𝒍𝒍𝒆𝒄𝒊𝒕𝒂 (…) 𝒑𝒐𝒏𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒎𝒆𝒔𝒔𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒅𝒊𝒔𝒑𝒊𝒆𝒈𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒂 𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒓𝒓𝒖𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂❞
(𝐂𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐬𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 – 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐗𝐕𝐈𝐈 𝐋𝐞𝐠𝐢𝐬𝐥𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐀𝐑𝐒).

Anche se il reato di 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞𝐫𝐞 è stato cassato, le sentenze ci restituiscono il quadro di un 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 e di un disinvolto piegare l’interesse pubblico agli interessi di Montante e della sua corte.
Una corte in cui sono cresciuti e hanno fatto carriera presunti “𝐚𝐧𝐭𝐢𝐦𝐚𝐟𝐢𝐨𝐬𝐢”, “𝐩𝐚𝐥𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀” e simili. (andate sul web e cercate i cortigiani)

Un sistema che ancora oggi gode dello 𝐬𝐜𝐮𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ dato dal silenzio di tanti, di troppi.
Un apparato in metastasi che 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚, 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚, 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞, 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐦𝐩𝐚 𝐞, 𝐢𝐧 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐚, 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚.

Nella relazione della commissione regionale di inchiesta – 𝐀𝐑𝐒 𝐗𝐕𝐈𝐈 𝐥𝐞𝐠𝐢𝐬𝐥𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 – si legge:
“𝐔𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐜𝐨 – 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐨, 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐜𝐨 – 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐧𝐟𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚 𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐚 𝐞𝐫𝐨𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐮 𝐝𝐢 𝐬𝐞́ 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞, 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐨 𝐩𝐮𝐧𝐢𝐫𝐞.”

Le sentenze confermano l’esistenza di una 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐫𝐢𝐥𝐞𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢, resa possibile anche dalle 𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢.
Montante non era però l’apice: 𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐬𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐦𝐛𝐫𝐚.

È comunque accertato che abbia creato una rete che, con la complicità di apparati dello Stato:
• 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐭𝐭𝐚𝐯𝐚 i soggetti imprenditoriali sgraditi,
• 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐯𝐚 𝐝𝐨𝐬𝐬𝐢𝐞𝐫 su figure istituzionali o imprenditori,
• 𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐯𝐚 dal mercato politico ed economico.

𝗣𝗮𝗼𝗹𝗼 𝗕𝗼𝗿𝘀𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻𝗼 sosteneva:
«𝐋𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 (…) 𝐏𝐞𝐫𝐨̀, 𝐬𝐢𝐜𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞, 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢 – 𝐜𝐢𝐨𝐞̀ 𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐢, 𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐢𝐩𝐥𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢, 𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐢 – 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐫𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐮𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞 (…)».

Il nostro compito, quindi, è analizzare 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢, 𝐩𝐚𝐜𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐞: non per tradurli in condanne penali, ma in 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞.

Queste motivazioni imporrebbero una seria e urgente 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞.
Invece la prassi è la solita: 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐮𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐩𝐨𝐢 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨.
La tecnica del “𝐂𝐚̀𝐥𝐚𝐭𝐢 𝐣𝐮𝐧𝐜𝐮 𝐜𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐧𝐚.”

Non dimentichiamo che la commissione antimafia regionale indicò come referenti politici di Montante anche 𝐟𝐢𝐠𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐨 𝐫𝐚𝐧𝐠𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢.
E ci fu pure una certa “antimafia” che affermava frasi come:
• «𝐂𝐨𝐧 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐭𝐞, 𝐭𝐢𝐞𝐧𝐢 𝐝𝐮𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐫𝐚̀»
• «𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 (“𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨” 𝐞𝐝 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢) 𝐡𝐚 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞»
• «𝐒𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚»

Ma anche se si è in pochi, 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨.
Occorre sostenere chi va controcorrente, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐭𝐢𝐦𝐨𝐫𝐢 𝐫𝐞𝐯𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨.

Ce lo ha insegnato proprio 𝐑𝐢𝐭𝐚 𝐀𝐭𝐫𝐢𝐚 che, a 17 anni, aveva già capito che bisogna iniziare a sconfiggere “𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐟𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐞̀ 𝐢𝐧 𝐧𝐨𝐢”: 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐢, 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐠𝐮𝐨.

Ci sono cose di cui andiamo particolarmente fieri:
• 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞;
• 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞, al contrario di certi pezzi di antimafia con mezzi nettamente superiori ai nostri;
• 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐦𝐚𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞, né detto che “non potevamo sapere”, per scegliere da che parte stare.

La nostra non è mai stata, anche 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, la stessa della corte di Montante.
𝐀𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐯𝐞𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐞 𝐥𝐨 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢.

𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐦𝐚𝐟𝐢𝐞 𝐑𝐢𝐭𝐚 𝐀𝐭𝐫𝐢𝐚


Indirizzo

SP1
Borgetto
90042

Sito Web

http://www.telejato.it/

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Cos’è Telejato?

Telejato è un'emittente di televisione comunitaria con sede a Partinico, nota soprattutto per le sue campagne contro Cosa nostra e per la gestione di Pino Maniaci, che la rileva nel 1999 in stato di "imminente collasso finanziario", a causa dei debiti contratti dalla sua precedente gestione, saldati successivamente da Maniaci. Nasce quello che viene definito "il telegiornale più lungo del mondo", con un totale di due ore di servizi, tanto da diventare una sorta di "CNN amatoriale e in miniatura". Negli anni l'attività dell'emittente si è caratterizzata per la sua opera di informazione orientata alle notizie relative alla criminalità organizzata, spesso con toni di denuncia in un bacino d'utenza caratterizzato storicamente dalla forte presenza mafiosa: Alcamo, Partinico, Castellammare del Golfo, San Giuseppe Jato, Corleone, Cinisi, Montelepre. Altri temi trattati sono quelli relativi alla gestione amministrativa, questione ambientale, economia, degrado del clima politico, speculazioni sul territorio. Nel panorama informativo italiano Telejato è di fatto il punto di riferimento per redazioni e giornalisti nazionali che ricercano notizie nell'area di operatività dell'emittente.

Letizia Maniaci di Telejato, figlia di Pino, è stata insignita nel 2005 del premio intitolato a Maria Grazia Cutuli come giovane giornalista emergente, e nel 2012 ha ricevuto il premio Caponnetto. Tra i collaboratori dell'emittente vi è anche Salvo Vitale, già conduttore con Peppino Impastato di Radio Aut.

L'ex boss di Cosa nostra, Bernardo Provenzano, durante la sua latitanza si è fatto installare un'antenna per seguire il telegiornale condotto da Pino Maniaci che, ogni 31 gennaio, giorno del suo compleanno, gli faceva ironicamente gli auguri. Si dice che il giorno dell'arresto di Provenzano, avvenuto l'11 aprile 2006, la sua televisione fosse sintonizzata proprio su Telejato. Negli anni i collaboratori dell'emittente e il proprietario, Pino Maniaci, hanno ricevute molteplici minacce e subito diversi attentati mafiosi. Tra i più gravi c'è il pestaggio subito da Pino Maniaci in seguito all'abbattimento di cinque stalle abusive costruite a Partinico dalla famiglia mafiosa Vitale detta Fardazza e denunciate da Telejato: Michele Vitale, figlio allora minorenne del boss Vito Vitale, il 30 gennaio del 2008 ha cercato di strozzare il giornalista con la sua stessa cravatta, senza successo grazie al doppio nodo. L'aggressione ha però provocato a Maniaci diversi ematomi, fratture e la tumefazione dell'occhio destro. L'indomani ha condotto il telegiornale mostrando in diretta i lividi visibili sul viso.

Per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Telejato