11/01/2026
Io e mia moglie non avevamo mai pensato di adottare un cane. Non perché non li amassimo, ma perché la nostra vita sembrava già completa così com’era. Poi un giorno, senza una vera ragione, siamo entrati in un rifugio che non pratica l’eutanasia. Nessun piano, nessuna aspettativa. Ma lì, tra cento storie silenziose, c’era la sua. O forse era lui ad aspettare noi.
Ci raccontarono che aveva vissuto per strada. Non era nato randagio: conosceva i comandi, cercava gli sguardi, rispondeva all’affetto. Aveva avuto una casa. E poi, l’abbandono.
Da diciotto mesi era lì. Sopravvissuto a un’epidemia che aveva portato via tanti altri. Dolcissimo, intelligente, sensibile. Eppure nessuno lo sceglieva mai. Sempre l’ultimo, sempre “quasi perfetto”, ma mai il prescelto.
Poi mia moglie lo vide. E in quell’istante capì. Non servivano parole. Lui la guardò con occhi stanchi e fiduciosi, come a dire: “Se mi vuoi, io ci sono.” E ci fu davvero.
Il rifugio chiedeva un incontro con entrambi. Appena entrai, lui mi corse incontro, mi saltò addosso e mi fece cadere su una sedia. Mia moglie si gelò, pensando che avessi cambiato idea. Ma io risi. E dissi sì.
Quello stesso giorno lo portammo a casa. E da allora, fu casa anche per lui.
Era un cane straordinario: intelligente, attento, gentile con ogni creatura. Una volta, al parco, si avvicinò a un cucciolo piccolissimo, si sdraiò a terra e giocò con una dolcezza quasi umana. Sembrava sapere quanto fragile fosse quella vita.
Non serviva alzare la voce. Quando sbagliava, capiva subito. Quando cambiavamo casa, si adattava, come se il luogo non importasse: contava solo esserci. Contava solo appartenere.
Poi arrivò la vecchiaia. Piano, senza dolore. E noi eravamo lì, come lo eravamo sempre stati. Gli ultimi che aveva scelto. Gli ultimi che aveva amato.
Se n’è andato con la testa tra le nostre mani, il cuore tra le nostre vite. Ma non se n’è mai andato davvero. Alcuni legami non finiscono con l’addio. Restano. Cambiano forma, ma restano.
E ogni tanto, quando la casa è silenziosa, lo sentiamo ancora: quel passo leggero, quel respiro quieto, quel “ci sono” che ci ha sussurrato fin dal primo giorno. ❤️🐾