05/11/2025
Loredana Bianconi fa parte di una generazione sospesa tra due appartenenze, due lingue, due memorie. Emigrata dall’Italia in Belgio negli anni Cinquanta – quando il padre lasciò l’Emilia per lavorare nelle miniere – dedica la sua opera cinematografica all’esplorazione delle molte forme della migrazione e del dislocamento, allo spaesamento dei corpi, alla difficile riconciliazione tra il luogo d’origine e il nuovo altrove. Esordisce nel 1989 con La mina – un film ibrido, dove le immagini d’archivio della vita dei minatori si intrecciano con la finzione e con la riflessione autobiografica – e, nel corso dei decenni, Bianconi trasforma quella ferita identitaria in un dispositivo di indagine storica e poetica. Se il Belgio – dove vive, a Bruxelles – e il paese natale di Borgo Tossignano restano i poli di un dialogo intimo, la sua cinepresa si è progressivamente aperta a geografie più ampie: dalle colonie fasciste in Africa raccontate in Oltremare, all’Albania occupata dall’Italia nel 1939 e poi attraversata, cinquant’anni dopo, da un nuovo esodo verso le coste adriatiche in In Albania. Fino al Mediterraneo contemporaneo, luogo di naufragi, di transiti e di memorie, che diventa protagonista della sua opera più recente, Des portes et des déserts (2021).
Il film di Loredana Bianconi sarà proiettato giovedì 6 novembre alle ore 21:00 presso il Kinò Campus a San Cesario sul Panaro (Modena), in occasione di REFF Expanded, in collaborazione con il Centro Culturale Almo. Sarà presente la regista in dialogo con Fabrizio Grosoli.
Loredana Bianconi fa parte di una generazione sospesa tra due appartenenze, due lingue, due memorie. Emigrata dall’Italia in Belgio negli anni Cinquanta – quando il padre lasciò l’Emilia per lavorare nelle miniere – dedica la sua opera cinematografica all’esplorazione delle molte forme de...