Memento - Rivista di critica cinematografica

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Memento - Rivista di critica cinematografica Testata giornalistica di critica cinematografica

Il film brilla di raffinatezza per la (ri)costruzione certosina di un’estetica unica, su misura. L’impressione è quella ...
12/12/2025

Il film brilla di raffinatezza per la (ri)costruzione certosina di un’estetica unica, su misura. L’impressione è quella di stare guardando un collage di filmati d’archivio anni ’70-primi ’80, ma con qualcosa che non torna: Vermette crea un universo in cui l’aspetto vintage è inseparabile da un quid inquietante e misterioso; esaspera le caratteristiche dei media analogici dell’epoca — la saturazione dei colori, la mancanza di nitidezza, i ronzii degli apparecchi e i disturbi di segnale — per creare un mood apocalittico, spettrale, onirico, di apprensione.

Canada, provincia di Manitoba, anni ‘70. Durante la cerimonia di svelamento di una statua comunale, un boato squarcia l’aria dando inizio a un’eclissi non annunciata. Seguiranno quasi ventiquattr’ore di oscurità. Nelle case, gli abitanti seguono l’evento su spettrali schermi analogici. Ma...

Takahata obbliga lo spettatore a restare, a osservare, a sentire. Nel tratto limpido dello Studio Ghibli, l’animazione n...
26/11/2025

Takahata obbliga lo spettatore a restare, a osservare, a sentire. Nel tratto limpido dello Studio Ghibli, l’animazione non addolcisce nulla: ogni gesto quotidiano – lavare un pugno di riso, accendere un fuoco, curare una febbre – diventa un modo per difendere un frammento di umanità in un mondo che sembra averla perduta. Ed è proprio in questi piccoli atti che il film mostra ciò che resiste.

Una Tomba per le lucciole (1988) di Isao Takahata torna oggi alla memoria in un tempo in cui violenze e atrocità dimostrano quanto poco l’uomo abbia imparato dalla guerra. Non è solo un film sulla crudeltà altrui, ma sul logoramento morale che la guerra infligge alle sue vittime e su ciò che r...

“A House of Dynamite” mette in scena una spiccata disillusione nei confronti degli Stati Uniti; un impero che, nel corso...
17/11/2025

“A House of Dynamite” mette in scena una spiccata disillusione nei confronti degli Stati Uniti; un impero che, nel corso degli ultimi venti anni, si è sempre più trasformato nella parodia di sé stesso. I protagonisti della vicenda vengono colti alla sprovvista e, a differenza dei tipici action-movie, non hanno la minima idea di dove sb****re la testa; decadono i protocolli e ciò che conta più di tutto è poter fare una telefonata ai propri parenti. Qualcuno scriveva della banalità del male, “A House of Dynamite” apre finestre rivolte sulla banalità del potere.

Kathryn Bigelow torna nel suo regno cinematografico prediletto: l’alta tensione; dopo lo sferzante “The Hurt Locker” e l’inebriante “Zero Dark Thirty”, “A House of Dynamite” si innesta come uno dei migliori tasselli appartenenti alla filmografia della regista. Una pellicola sofistica...

L’avversario è il ritratto di un’esistenza che implode in silenzio, un cinema che non urla ma lascia un’eco duratura, un...
17/11/2025

L’avversario è il ritratto di un’esistenza che implode in silenzio, un cinema che non urla ma lascia un’eco duratura, una meditazione sul peso intollerabile di una vita costruita sul nulla e sulla devastazione che arriva quando la verità, infine, presenta il conto.

L’avversario è un film che si muove come un sussurro inquieto dietro l’apparenza della normalità, un racconto che preferisce insinuarsi piuttosto che dichiararsi, e che trova la sua forza nel silenzio più che negli eventi. Nicole Garcia prende l’enorme materia del libro di Carrère e la dis...

Loredana Bianconi fa parte di una generazione sospesa tra due appartenenze, due lingue, due memorie. Emigrata dall’Itali...
05/11/2025

Loredana Bianconi fa parte di una generazione sospesa tra due appartenenze, due lingue, due memorie. Emigrata dall’Italia in Belgio negli anni Cinquanta – quando il padre lasciò l’Emilia per lavorare nelle miniere – dedica la sua opera cinematografica all’esplorazione delle molte forme della migrazione e del dislocamento, allo spaesamento dei corpi, alla difficile riconciliazione tra il luogo d’origine e il nuovo altrove. Esordisce nel 1989 con La mina – un film ibrido, dove le immagini d’archivio della vita dei minatori si intrecciano con la finzione e con la riflessione autobiografica – e, nel corso dei decenni, Bianconi trasforma quella ferita identitaria in un dispositivo di indagine storica e poetica. Se il Belgio – dove vive, a Bruxelles – e il paese natale di Borgo Tossignano restano i poli di un dialogo intimo, la sua cinepresa si è progressivamente aperta a geografie più ampie: dalle colonie fasciste in Africa raccontate in Oltremare, all’Albania occupata dall’Italia nel 1939 e poi attraversata, cinquant’anni dopo, da un nuovo esodo verso le coste adriatiche in In Albania. Fino al Mediterraneo contemporaneo, luogo di naufragi, di transiti e di memorie, che diventa protagonista della sua opera più recente, Des portes et des déserts (2021).

Il film di Loredana Bianconi sarà proiettato giovedì 6 novembre alle ore 21:00 presso il Kinò Campus a San Cesario sul Panaro (Modena), in occasione di REFF Expanded, in collaborazione con il Centro Culturale Almo. Sarà presente la regista in dialogo con Fabrizio Grosoli.

Loredana Bianconi fa parte di una generazione sospesa tra due appartenenze, due lingue, due memorie. Emigrata dall’Italia in Belgio negli anni Cinquanta – quando il padre lasciò l’Emilia per lavorare nelle miniere – dedica la sua opera cinematografica all’esplorazione delle molte forme de...

Burning è costruito con una precisione quasi ipnotica. La fotografia di Hong Kyung-pyo alterna i bagliori del tramonto a...
05/11/2025

Burning è costruito con una precisione quasi ipnotica. La fotografia di Hong Kyung-pyo alterna i bagliori del tramonto ai toni grigi della città, creando un’atmosfera sospesa, in bilico tra realtà e sogno. La regia di Lee Chang-dong si muove lenta, attenta ai dettagli, lasciando che il tempo si dilati fino a rendere palpabile l’attesa. Ogni scena sembra trattenere un significato nascosto, come se qualcosa stesse per accadere senza mai accadere del tutto. Burning è un film che arde dall’interno.

Burning (2018) di Lee Chang-dong è un film che sfugge alle definizioni. Presentato al Festival di Cannes e scelto per rappresentare la Corea del Sud agli Oscar 2019 come miglior film in lingua straniera, è considerato da molti il capolavoro del regista. Tratto liberamente dal racconto Granai incen...

Tra estetica trasandata da urban decay e shot macro di pelli martoriate attraversate da aghi, Ducournau è, di nuovo e qu...
29/10/2025

Tra estetica trasandata da urban decay e shot macro di pelli martoriate attraversate da aghi, Ducournau è, di nuovo e qui più che mai, maestra di atmosfere uncanny e ontologicamente inafferrabili, dove è difficile dire cosa sia reale e cosa un incubo. E dove è impossibile scrollarsi di dosso la sensazione costante che gli eventi stiano per precipitare.

1990. In una città francese dal sapore post-apocalittico, tra tossicodipendenze e un’epidemia che uccide trasformando la carne in pietra, la tredicenne Alpha si fa fare un tatuaggio improvvisato a una festa. Mentre la pelle marchiata non smette di sanguinare, la ragazza si ritrova a fare i conti ...

Magari non cerca il colpo di scena: preferisce la delicatezza. Alcuni nodi restano sospesi, il finale non offre risposte...
23/10/2025

Magari non cerca il colpo di scena: preferisce la delicatezza. Alcuni nodi restano sospesi, il finale non offre risposte definitive, ma proprio in questa incertezza risiede la forza del film. L’infanzia, sembra dirci Elkann, non è mai un racconto ordinato, ma un intreccio di desideri, paure e illusioni che restano aperti.

Magari (2020) segna il debutto alla regia di Ginevra Elkann, che sceglie di raccontare la famiglia da una prospettiva intima e personale. Presentato come film d’apertura alla 72ª edizione del Festival di Locarno, il lungometraggio si distingue per la capacità di intrecciare autobiografia e unive...

“Ci guarda dentro” in quanto non si limita ad osservare il vuoto — la crisi, la decadenza, l’assenza di senso. Lo analiz...
23/10/2025

“Ci guarda dentro” in quanto non si limita ad osservare il vuoto — la crisi, la decadenza, l’assenza di senso. Lo analizza, piuttosto, lo interroga, lo fa suo. Non fugge dal nulla, lo affronta, lo abita. In questo senso, il vuoto diventa uno specchio dell’animo e della società: Maresco ci vede dentro la fine delle illusioni, la morte della cultura, il fallimento del “bene” o del “fare bene”.

Franco Maresco “guarda il vuoto” perché nei suoi film inquadra spesso spazi deserti, periferie abbandonate, silenzi, assenze. Il vuoto è una componente visiva del suo cinema: luoghi senza vita apparente, personaggi marginali, la Sicilia o l’Italia come scenari svuotati di senso. “Ci guarda...

Romanzo popolare è uno di quei film che ti restano addosso: sincero, malinconico, eppurecapace di far sorridere. Una pic...
28/09/2025

Romanzo popolare è uno di quei film che ti restano addosso: sincero, malinconico, eppure
capace di far sorridere. Una piccola, grande storia d’amore e di vita, nata e vissuta in
periferia.

Anni settanta. C’è una Milano che non scintilla, che non corre, che non luccica. È la Milanodelle officine, dei tram del dopolavoro e dei palazzi popolari costruiti in fretta e vissuti alungo. È proprio lì, tra quelle mura spoglie ma intrise di vita, che Mario Monicelli ambientaRomanzo popolar...

A distanza di alcuni anni dall’uscita, Broker resta un film che riflette sull’idea di cura come atto che precede il lega...
18/09/2025

A distanza di alcuni anni dall’uscita, Broker resta un film che riflette sull’idea di cura come atto che precede il legame biologico, e che mette in discussione i confini tra legalità, moralità e affetto. In un momento storico in cui il concetto di famiglia è al centro di un acceso dibattito sociale e politico, Kore-eda ci ricorda che i legami più autentici nascono spesso ai margini, dove nessuno li aspetta.

Con Broker (2022), Hirokazu Kore-eda prosegue la sua ricerca sui confini e le ambiguità del concetto di famiglia, un tema che attraversa gran parte della sua filmografia. Dopo la Palma d’Oro con Un affare di famiglia (2018) e l’esperienza francese di La vérité (2019), il regista giapponese ap...

Desire, si intitola l’ultima fatica di Giuseppe Boccassini – presentata in anteprima alla Mostra Internazionale del Nuov...
11/09/2025

Desire, si intitola l’ultima fatica di Giuseppe Boccassini – presentata in anteprima alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dove ha anche vinto una menzione speciale. O meglio, desire con la lettera minuscola, che non è solo una scelta grafica ma nasconde – in bella vista, come ci insegna il Poe della lettera rubata – un’intenzione poetica: la scelta per un cinema “minuscolo”, contrapposto ad uno “maiuscolo”.
[...]

Ma se è vero che desire sceglie la topografia e non la storia, allora l’operazione di 12 asterisci di Telemach Wiesinger – film di luoghi, spazi, vedute – è tutt’altro che distante dalla proposta di Boccassini.

Nuovo articolo di Giovanni Sabattini

Desire, si intitola l’ultima fatica di Giuseppe Boccassini – presentata in anteprima alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dove ha anche vinto una menzione speciale. O meglio, desire con la lettera minuscola, che non è solo una scelta grafica ma nasconde – in bella vista, com...

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